Parlo del Marketing con la M. Quello che fanno le grandi agenzie per le grandi multinazionali. Quello che opera nei confronti della massa di consumatori, da una posizione di superiorità, condizionandone i comportamenti e creando necessità fittizie.
Ecco la definizione: Il marketing è quella cosa che considera le “marche” come persone e le persone come “target”.
Sto mio malgrado leggendo un manuale di Marketing (di livello universitario!) . Ecco alcuni esempi di frasi che sono costretto a mandar giù. Cito testualmente (tra parentesi le note del blogger, cioè mie, così come i neretti):
- “Tutta la politica di Procter & Gamble è centrata sul miglioramento (…) del prodotto: si pensi ad Ace Gentile che è unico nello smacchiare con la potenza della candeggina senza rovinare i tessuti delicati come la seta.” (qui mi aspettavo che emergesse l’uomo in ammollo direttamente dal libro, ndb);
- “La marca può aiutare a dare forma e significato alla vita quotidiana: le marche possono essere le nuove tradizioni.” (no comment);
- “Le marche non appartengono alle imprese nè tanto meno ai reparti marketing che le gestiscono: le marche appartengono alle persone che le usano” (vallo a dire all’ufficio legale della Nike, ndb);
- “Inizia col 2000 la grande era della marca come passion made palpable. Il trade-mark diventa il mind-mark.” (con supercazzola al centro, ndb);
- “La grande distribuzione, quella organizzata, cresce e si presenta, non invitata, al tavolo delle relazioni marca-consumatore” (ma la marca chi l’ha invitata?, ndb)
- Le caratteristiche di una marca forte hanno una ricchezza, una profondità, una poesia, una complessità, un’autenticità (autenticità!, ndb) proprio come quelle che ci capita di trovare in una persona amica.” (ma che amici ha, questo qui?, ndb)
A un certo punto, al culmine dell’esasperazione, mentre avevo già iniziato pratiche di autosomministrazione del dolore degne della Binetti, continuando nella lettura mi si è aperta una speranza. Infatti l’autore (che oltre a insegnare lavora in una grossa agenzia pubblicitaria) scrive a proposito della conoscenza che il pubblicitario deve avere del prodotto e del mercato nel pianificare una campagna: “Un importante momento di conoscenza è quello che passa attraverso la prova in prima persona. (…) per comprendere meglio che cosa significhi essere consumatori di quel prodotto“.
Allora il piano è questo: fingendomi l’Amministratore Delegato di un’importante multinazionale, gli commissiono una campagna per rigenerare la personalità della marca di una nuova linea di casse da morto. O di mine anti-uomo, devo ancora decidere.








6 comments
Comments feed for this article
25 Novembre 2007 a 13:25
ilnaufrago
In effetti quello del marketing è un mondo malato… sappimi dire gli sviluppi pratici del tuo piano. Mi interessa molto.
25 Novembre 2007 a 14:12
ema
I brand ci sopravviveranno.
25 Novembre 2007 a 15:31
globali
Forse anche noi dovremmo trasformaci in brand. Ecco il segreto dell’immortalità!
25 Novembre 2007 a 19:59
ilnaufrago
Se per raggiungere l’immortalità (che del resto sarebbe monotona) devo diventare un brand, preferisco sparire nel nulla.
29 Novembre 2007 a 17:19
chitarpi mobili per ufficio
Questo è il libero mercato, quello che ti porta ad acquistare la confezione invece del contenuto.
29 Novembre 2007 a 22:42
globali
@ chitarpi: di più, ti porta ad AMARE la confezione.