Non è il partito che ho votato e che voterò nel prossimo futuro. Detesto gran parte del suo personale politico. Perché mai votare per le primarie del PD, mi dicevo? Poi, nelle ultime settimane, ho cominciato a pensare che, in fondo, si tratta di dare un segnale. Si tratta di far vedere alla destra che c’è un “popolo” anche a sinistra, vivo, attento e che suppur mal rappresentato esiste e ragiona. Poi ho pensato che, in fondo, votare per Ignazio Marino per cercare di fargli prendere un bel po’ di voti sarebbe stata una bella scossa al partito della Binetti che ha affossato i Dico e la legge contro l’omofobia. Una ventata di aria fresca che scompigli le “nomenklature” dei soliti noti.
 
Così, ero già pronto con la mia tessera elettorale e i miei due euro per andare, domenica,  a renderemi di nuovo visibile come cittadino minimamente attivo. Senza entusiasmo, non avendo granché seguito la campagna elettorale, ma con l’idea di poter fare qualcosa di visibile.
 
Poi è successa una cosa, pochi minuti fa. Mi è bastato leggere cinque righe di un articolo di Repubblica. Eccole qui:
 
“Il fronte Marino è impegnato a sottolineare la novità rappresentata dal chirurgo di Genova. “Una segreteria libera dagli schemi, libera dalle gabbie in cui spesso è costretta la politica”, commenta Piero Ichino (…). Il giuslavorista legge la candidatura di Marino come la realizzazione del “proggetto Pd lanciato da Veltroni due anni fa al discorso del Lingotto”. Oltre la laicità anche altre le battaglie all’opposizione di un partito targato Marino. Drastica riduzione dell’Irpef, riforma del mercato e del diritto del lavoro, “posizioni sulle quali Marino non ha chiesto il permesso ai sindacati“.”
 
Così ho finalmente deciso cosa fare la domenica delle primarie: la mattina portiamo nostro figlio a uno spettacolo di teatro per bambini da 1 a 3 anni, poi il pomeriggio facciamo un aperitivo.

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