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Non è il partito che ho votato e che voterò nel prossimo futuro. Detesto gran parte del suo personale politico. Perché mai votare per le primarie del PD, mi dicevo? Poi, nelle ultime settimane, ho cominciato a pensare che, in fondo, si tratta di dare un segnale. Si tratta di far vedere alla destra che c’è un “popolo” anche a sinistra, vivo, attento e che suppur mal rappresentato esiste e ragiona. Poi ho pensato che, in fondo, votare per Ignazio Marino per cercare di fargli prendere un bel po’ di voti sarebbe stata una bella scossa al partito della Binetti che ha affossato i Dico e la legge contro l’omofobia. Una ventata di aria fresca che scompigli le “nomenklature” dei soliti noti.
Così, ero già pronto con la mia tessera elettorale e i miei due euro per andare, domenica, a renderemi di nuovo visibile come cittadino minimamente attivo. Senza entusiasmo, non avendo granché seguito la campagna elettorale, ma con l’idea di poter fare qualcosa di visibile.
Poi è successa una cosa, pochi minuti fa. Mi è bastato leggere cinque righe di un articolo di Repubblica. Eccole qui:
“Il fronte Marino è impegnato a sottolineare la novità rappresentata dal chirurgo di Genova. “Una segreteria libera dagli schemi, libera dalle gabbie in cui spesso è costretta la politica”, commenta Piero Ichino (…). Il giuslavorista legge la candidatura di Marino come la realizzazione del “proggetto Pd lanciato da Veltroni due anni fa al discorso del Lingotto”. Oltre la laicità anche altre le battaglie all’opposizione di un partito targato Marino. Drastica riduzione dell’Irpef, riforma del mercato e del diritto del lavoro, “posizioni sulle quali Marino non ha chiesto il permesso ai sindacati“.”
Così ho finalmente deciso cosa fare la domenica delle primarie: la mattina portiamo nostro figlio a uno spettacolo di teatro per bambini da 1 a 3 anni, poi il pomeriggio facciamo un aperitivo.
Tra qualche giorno, con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, la clandestinità diventa un crimine. Il fatto cioè di essere straniero extracomunitario senza permesso di soggiorno ti trasforma automaticamente in criminale. Un cittadino europeo nella stessa situazione è in regola, un senegalese è un criminale. Qualsiasi persona con un po’ di cervello non può non considerare disumano e crudele un simile provvedimento.
Ma siccome Berlusconi oggi ha detto che con questa legge gli italiani saranno più sicuri, vorrei fare un paio di esempi per dimostrare al nostro premier che si sbaglia: da oggi siamo tutti in pericolo.
Il fatto che la clandestinità sia diventata un reato, comporta l’obbligo di denucia del clandestino da parte di qualsiasi persona incaricata di pubblico servizio (medici, poliziotti, insegnanti, giudici, autisti di mezzi pubblici, etc… al riguardo vedi anche questo mio post). Da questo principio discendono alcune conseguenze devastanti per la salute pubblica, ovvero per la salute di tutti noi, e per la sicurezza delle persone oneste.
Immaginiamo un cittadino marocchino senza permesso di soggiorno che si ammala di una forte influenza. Se si presenta in un pronto soccorso, verrà immediatamente denunciato. Decide così di non andare a farsi vedere da un medico. Non sapendo bene che malattia ha (nessuno medico lo ha visitato), decide di curarsi con una tachipirina e va tranquillamente al suo lavoro utilizzando un metrò. Nel vagone stracarico nell’ora di punta, diffonde il virus tra gli onesti cittadini italiani che, grazie al decreto sicurezza, si beccheranno un bella influenza suina. Grazie Berlusconi, grazie Maroni.
Una cosa del tutto simile può capitare nell’asilo frequentato da vostro figlio e dal figlio di una coppia di immigrati clandestini, che non si fidano a portare il proprio bambino da un pediatra. Così, grazie a Berlusconi e a Maroni, vostro figlio ha da oggi più probabilità di beccarsi pertosse o parotite.
C’è poi il caso di un clandestino che assiste, suo malgrado, a un grave crimine, per esempio un omicidio o uno strupro. Lui ha visto in faccia l’assassino o lo stupratore. Peccato che non si presenterà mai in una stazione di polizia a denunciarlo o in un tribunale a testimoniare per farlo condannare: non è in regola con i documenti e la sua testimonianza non può essere raccolta. Così, grazie a Berlusconi e a Maroni, da oggi avremo più assassini e più stupratori liberi e impuniti.
In compenso nasceranno molti bambini fuori dalle strutture ospedaliere (quale donna clandestina andrà a partorire in un ospedale sapendo di non poter registrare all’anagrafe il proprio bambino il quale verrebbe dato in adozione?) che non verranno registrati all’anagrafe e diventeranno ombre, come i loro genitori. Nascerà una nuova generazione di bambini invisibili privati di ogni diritto, che non potranno frequentare le scuole dell’obbligo e che, di conseguenza, difficilmente impareranno l’italiano e la loro condizione di emarginazione si aggraverà. Con quali conseguenze, secondo voi, per la sicurezza dei nostri amati concittadini italiani?
Sullo stesso tema segnalo il bel post di erreabi.
AGGIORNAMENTO:
A Milano, lunedì 6 luglio ore 18 davanti alla Prefettura c’è un presidio contro questa legge vergognosa. Qui tutte le info.
Le spie non sono simpatiche a nessuno. La riprovazione per i delatori è generale. Il Decreto Schifezza, che la Camera tra poco approverà, obbligherà i pubblici ufficiali e gli incaricati di pubblico servizio che ne vengano a conoscenza, a denunciare gli immigrati privi di regolare documento. Spero che ci sarà una sommossa degli interessati verso una sorta di “obiezione di coscienza”.
In caso contrario, come simbolica ribellione a questa schifezza indegna propongo di organizzare una rete di contro delazione. La cosa potrebbe funzionare così: quando si viene a sapere di qualcuno che ha denunciato un immigrato irregolare, lo si sputtana pubblicamente, additandolo come INFAME. All’uopo, si potrebbe tappezzare il quartiere dove vive la spia con manifesti riportanti la sua foto, il suo nome, la qualifica di “spia”; si potrebbe far girare la stessa foto sui blog, su facebook, etc. Si tratterebbe, in realtà, di un servizio di pubblica utilità; in questo modo anche i suoi conoscenti italiani potranno farsi due conti: ci si può fidare di uno che è pronto a vendere alla polizia un disperato indifeso e senza tutele? Una persona così sarà mica capace, se ne avrà l’occasione, di “vendere” anche il collega, il conoscente, l’amico? Ovvero, se sei un Giuda è meglio che si sappia.
Insomma, chi di delazione ferisce, di delazione perisca. Che ne dite? Il livello di imbarbarimento raggiunto non merita reazioni più sofisticate.
Concludo citando una norma mostruosa contenuta nel Decreto Schifezza, di cui si è parlato poco: in base al decreto che tra poco verrà approvato, le madri irregolari non potranno iscrivere i propri figli all’anagrafe e quelle sprovviste di passaporto non potranno neanche riconoscerli rendendoli così subito adottabili. Chi di voi ha figli, provi a pensare di trovarsi in quella situazione.
“Partì verso le somme colline, la terra ancestrale che l’avrebbe aiutato nel suo immoto possibile, nel vortice del vento nero, sentendo com’è grande un uomo quando è nella sua normale dimensione umana. E nel momento in cui partì si sentì investito – nor death itself would have been divestiture – in nome dell’autentico popolo d’Italia, ad opporsi in ogni modo al fascismo, a giudicare ed eseguire, a decidere militarmente e civilmente. Era inebriante tanta somma di potere, ma infinitamente più inebriante la coscienza dell’uso legittimo che ne avrebbe fatto.
Ed anche fisicamente non era mai stato così uomo, piegava erculeo il vento e la terra”.
(…)
“Posò il moschetto e si sedette su un tratto libero del muretto, atlissimo. La stanchezza l’aggredì, subdola e dolce, e poi una rigidità. Poi nella sua spina dorsale si spiralò, lunga e lenta, l’onda della paura della battaglia ripensata. Anche agli altri doveva succedere lo stesso, perché tutti erano un po’ chini, e assorti, come a seguire quella stessa onda della loro spina dorsale. Una battaglia è una cosa terribile, dopo ti fa dire, come a certe puerpere primipare: mai più, non mai più. Un’esperienza terribile, bastante, da non potersi ripetere, e ti dà insieme l’umiliante persuasione di avere già fatto troppo, tutta la tua parte con una battaglia. Eppure Johnny sapeva che sarebbe rimasto, a fare tutte le battaglie destinate, imposte dai partigiani o dai fascisti, e sentiva che si sarebbero ancora combattute battaglie, di quella medesima ancora guerra, quando egli e il Biondo e Tito e tutti gli uomini sull’aia (ed ora gli apparivano numerosi, un’armata) sarebbero stati sottoterra, messi da una battaglia al coperto da ogni più battaglia.
Gli uomini erano così immoti ed assorti, così statuari pur con quella percorrenza dentro, che i figli del contadino entrarono fra loro, taciti e haunted, come in un museo.”
(da Il partigiano Johnny, di Beppe Fenoglio, p. 52 e p. 100)
Raramente avvenimenti accaduti nella sfera del dibattito pubblico mi hanno sconvolto tanto quanto quello che sta succedendo in questi giorni intorno alla vicenda di Eluana Englaro. I protagonisti di questi ultimi giorni sono senza dubbio il Vaticano e il Governo.
Il Vaticano si trova in una fase di tale delegittimazione internazionale che risulta quasi grottesca l’aura di potenza che, in Italia, lo circonda. Alla guida dello stato cattolico c’è una classe dirigente incompetente, maldestra e pericolosamente superficiale. Prima lo scandalo dei preti pedofili e la sua disastrosa gestione, ora la vicenda dei lefevriani negazionisti: sono solo due esempi del crollo di credibilità del Vaticano agli occhi del mondo, a cui si accompagna una perdita di autorità che prosegue da anni. Sui grandi temi mondiali l’influenza del Papa (non solo di questo ultimo) è praticamente nulla.
Solo in Italia pare che il papato conservi una certa influenza sulla classe dirigente italiana, ma è davvero così? E in ogni caso, che misera autorità morale è mai quella che, storicamente sconfitta su aspetti cruciali (guerre, consumismo, aborto, divorzio, etc.) tenta di prendersi una rivincita ideologica su una vicenda così straziante come quella di Eluana Englaro, dimostrando di non possedere la benché minima pietà per il dramma di un padre, sfruttando cinicamente una storia drammatica per conseguire un successo ideologico?
Qui entra in gioco il secondo attore, Berlusconi e il suo governo. Possibile che in Vaticano siano così stupidi e sprovveduti da non vedere che la Chiesa stessa è, in questa vicenda, strumentalizzata dal governo? Credono forse, Ratzinger e Bertone, che Berlusconi si stia muovendo in questo modo mosso dal desiderio di far trionfare ideologia e valori cattolici? Non si accorgono del macabro opportunismo di un leader politico che sfrutta questa vicenda per porre sul tappeto ciò che realmente gli interessa? Non il testamento biologico, non la ’salvaguardia della vita’, non i valori cattolici, ma il ben più determinante potere di veto del Presidente della Repubblica che, nella visione berlusconiana della politica, costituisce un insopportabile ostacolo all’azione del potere esecutivo. Non si accorgono, Bertone e il Papa, che Berlusconi sarebbe disposto a sacrificare qualsiasi cosa, anche il Vaticano, pur di annichilire gli organi di controllo che costituiscono un argine al suo potere assoluto, pur di abbattare i vincoli costituzionali che ancora riescono a limitarlo?
Ma al di là di tutto questo, restano i gesti, le parole, le oscene dichiarazioni che mi hanno nauseato. Gli insulti al padre di Eluana Englaro (Berlusconi: “Sembra quasi che ci si voglia liberare di un fastidio”; cardinale Barragan: “è un omicidio, vogliono far morire quella povera ragazza di fame e di sete, esporla a una agonia lunga e crudele”), la necrofilia (Berlusconi: “Eluana potrebbe generare dei figli”), la disgustosa ipocrisia di un parlamento che in oltre due anni non è stato capace di legiferare e che ora, nel mezzo del protocollo avviato a Udine, si mobilita “in nome della vita” (dopo aver votato una legge che, di fatto, nega l’assistenza sanitaria agli immigrati irregolari). E ancora, fondamentalisti cattolici che urlano all’ambulanza che la trasporta a Udine “Eluana svegliati, ti vogliono ammazzare”, giornalisti televisivi che cannibalizzano il dolore privato di una famiglia con la minuziosa descrizione della “morte per fame e per sete, non sappiamo con quali atroci sofferenze”.
Non ho mai personalmente assistito a nulla di così cinico e disumano. E devo ammettere di provare vergogna per questo paese sempre più mostruoso e senza cuore.
Io non ho molte parole per commentare la sentenza sulla Diaz, ma sento il bisogno di farlo comunque.
Tutte le volte che i cattivi vincono ci sono ferite, da qualche parte, che si riaprono. Nemmeno in una vicenda simile è stato possibile individuare ufficialmente chi sono i buoni e chi sono i cattivi. Nemmeno in questa vicenda, dove davvero non esistono sfumature.
Oggi c’è chi parla di “onore restituito alle forze dell’ordine”. Strana idea di onore quella che viene fuori da questa sentenza: poliziotti che, all’insaputa dei loro superiori, massacrano ragazzi inermi. Se questo è onore, spero di non vedere mai il disonore.
Bossi: “Nelle scuole del Nord troppi professori meridionali”.
Il Pd: “Senza insegnanti del Sud, la nostra scuola chiuderebbe”
Ci sono lavori umili e sottopagati che i settentrionali non vogliono più fare…
Riporto integralmente un articolo apparso sul Corriere di oggi. Ogni commento mi sembra superfluo…
12 anni, premio Unicef, aggredita in strada
MILANO – Romena, 12 anni, ha vinto il premio Unicef per le sue doti artistiche. Ma vive in una tenda con la famiglia, e martedì mattina è stata vittima, con il fratello 14enne, di una brutale aggressione. Lo riferisce il Gruppo EveryOne, associazione che si batte per la cooperazione internazionale nel campo dei diritti umani. L’aggressione è avvenuta la mattina del 17 giugno alle 8. A quanto scrive EveryOne la famiglia Covaciu, romena di etnia Rom, già oggetto di continue peregrinazioni per l’Italia a seguito di vessazioni, minacce e sgomberi, stava uscendo dalla tenda in cui da diversi giorni si era stabilita, in un microinsediamento nella zona Giambellino, quando è stata brutalmente aggredita da due italiani di età compresa fra i 35 e i 40 anni.
Rebecca, 12 anni, nota per essersi aggiudicata in Italia il Premio Unicef – Caffè Shakerato 2008 per le sue doti artistiche applicate all’intercultura, e il fratellino Ioni, 14 anni, sono stati prima spintonati e poi picchiati. I genitori, uno dei quali è Stelian Covaciu, pastore della Chiesa Pentecostale, che assieme al fratello maggiore di Rebecca erano accorsi per difendere i figli, sono stati ricoperti di insulti razzisti, minacciati, indotti a lasciare immediatamente l’Italia e subito dopo percossi. I Covaciu a quel punto sono fuggiti verso la stazione di San Cristoforo, in piazza Tirana, e accorgendosi di essere ancora seguiti hanno chiesto aiuto ai passanti.
Nessuno è intervenuto. Mentre la famiglia si stava avviando verso il parco antistante la stazione, la signora Covaciu, cardiopatica, è stata colta da un malore. Stellian Covaciu ha a quel punto contattato telefonicamente Roberto Malini del Gruppo EveryOne, che ha dato l’allarme facendo inviare sul posto una volante della Squadra Mobile di Milano e un’ambulanza. All’arrivo della Polizia, gli aggressori si sono dileguati. Prima ancora dell’aggressione, l’Unicef aveva manifestato indignazione per la vicenda della piccola Rebecca, simbolo di un’infanzia senza diritti. Il Gruppo EveryOne era in procinto di organizzare un ritorno della famiglia in Romania per sottrarla all’ostilità che colpisce i Rom a Milano.
Avete notato? Bruciano i campi rom con donne e bambini all’interno costretti a scappare dalle fiamme e dalle spranghe e ti spiegano che non è razzismo, tutt’al più un po’ di camorristi.
Al Pigneto, a Roma, devastano tre negozi gestiti da stranieri, e ti dicono che non è razzismo, tutt’al più uno che cercava di riprendersi il suo portafogli (ma allora che ci faceva la banda di ragazzotti con le facce coperte e le mazze di legno?).
Si lanciano alla gola di un ballerino albanese al grido di “albanese di merda ti risbattiamo al tuo paese” e ti spiegano che non è razzismo, era… boh… era tutt’al più qualcos’altro, noi siamo un popolo accogliente.
A Milano, notizia di oggi, bambini italiani di una scuola media da giorni tendono agguati ai loro compagni rom che faticosamente stanno cercando di integrarsi, al grido di “Schifosi, tornatevene a casa”, e qualcuno domani ci verrà a dire che non è razzismo, tutt’al più un episodio di bullismo, e intanto quei bambini rom terrorizzati non rimetteranno più piede in una scuola.
A Verona, dei neonazisti famosi per aggredire stranieri e gente a loro avviso vestita “in un certo modo” uccidono a botte un ragazzo e ti dicono che non c’è matrice politica, tutt’al più perdita di valori.
Ancora a Milano, dei vigili urbani travestiti da Iron Man fanno retate sui filobus mettendo allineati faccia al muro tutti gli stranieri senza documenti e caricandoli poi su un altro filobus da guerra con le grate ai finestrini, e ti dicono che tutt’al più sono normali controlli dell’Atm contro chi non paga il biglietto.
Infine vedi Alfano e ti sembra un Forrest Gump analfabeta che ha imparato a memoria (male) una lezione di diritto impartitagli da Borghezio, e ti dicono che tutt’al più è un ministro della giustizia.
Sapete dove il governo ha trovato i fondi per il taglio dell’Ici? Da tante parti, ma soprattutto dal fondo istituito dal governo Prodi, per le donne vittime di violenza.
Il governo della “tolleranza zero” e dell’”emergenza sicurezza” ha stabilito che l’aiuto, il sostegno e la prevenzione contro uno dei reati più terribili e diffusi non sono poi così importanti…
Vespa dovrebbe farci una puntata di Porta a Porta… secondo voi lo farà?
Il Papa: “Gioia per il clima politico”
[...] Benedetto XVI ha [...] espresso «una particolare gioia» per i segnali di «un clima nuovo, più fiducioso e costruttivo» tra le forze politiche italiane, e le istituzioni, «in virtù di una percezione più viva delle responsabilità comuni per il futuro della Nazione». Il Pontefice ne ha parlato intervenendo all’Assemblea della Conferenza episcopale italiana, in corso in Vaticano. «Ciò che conforta – ha aggiunto – è che tale percezione sembra allargarsi al sentire popolare, al territorio e alle categorie sociali.
(dal Corriere della Sera online, 29 maggio)
Intanto, negli stessi giorni…
- “Niente gay pride a Piazza S. Giovanni” (dal Corriere)
- “Roma: aggressione razzista a Kledi, ballerino albanese di «Amici»” (dal Corriere)
- Roma, aggredito conduttore di Radio Deegay (da Babilonia Magazine)
- Roma: neonazisti picchiano extracomunitario (da Voce d’italia)
- Molotov contro campo nomadi a Napoli (Ansa)
- LA SAPIENZA, RISSA TRA COLLETTIVI E FORZA NUOVA (Agi)
Il giorno che anche l’ultimo rumeno venne cacciato a forza dai nostri confini e che l’ultimo arabo venne rimesso su una carretta del mare diretta in Libia, l’insoddisfazione e la paura continuava a serpeggiare tra il popolo italiano. Popolo accogliente e capace di integrare, purché ognuno rispetti le regole e, possibilmente, se ne stia a casa sua. Insoddisfazione e paura, dicevamo, ma anche rabbia e frustrazione per come ormai interi reparti di enti pubblici e aziende private erano finiti nelle mani di lavoratori omosessuali.
La gente era ormai stanca di vedere queste persone - che senza vergogna ostentavano le loro discutibili preferenze sessuali - fare carriera molto più velocemente dei normali cittadini che pagano le tasse e si accoppiano con una persona di sesso opposto. Stanchi e frustrati di vedere interi uffici di invertiti ottenere bonus aziendali e incentivi solo perché si vestono meglio, sono più attenti all’immagine e al modo di porsi, pettinarsi, combinare i colori dell’abbigliamento.
E mentre questa ondata di rancore omofobo montava inarrestabile, la sinistra si è fatta trovare per troppo tempo impreparata: è ormai giunto il tempo di prendere atto dell’insoddisfazione di tanti italiani per bene che trovano ormai intollerabili questi favoritismi nei confronti dei gay e le loro continue prevaricazioni.
Dopo che la scorsa notte militanti di Forza Nuova, alla guida di un intero quartiere di padri di famiglia esasperati, hanno dato alle fiamme alcuni circoli gay nella capitale, qualche voce isolata nel Partito Democratico ancora aveva la forza di difendere gli invertiti, non capendo che proprio il lassismo della sinistra e i suoi occhi chiusi difronte alle tante prevaricazioni che gli eterosessuali avevano subito negli ultimi anni da parte dei gay avevano contribuito ad alimentare questo clima di odio e di insofferenza. Sia chiaro che le violenze sono sempre da respingere da qualunque parte esse provengano: che siano assalti premeditati e feroci contro simboli del movimento gay o variopinti e volgari cortei in cui ostentare i propri attributi.
Certo, non tutti gli omosessuali sono raccomandati e godono di privilegi sul posto di lavoro, ma è pur vero che tutti quelli con le macchine aziendali più belle, i ticket restaurant di valore più elevato e i vestiti meglio stirati sono gay.
E’ per questa ragione che, finalmente, prendiamo atto che la decisione del Pd di astenersi sul decreto legge che impedisce agli omosessuali di ricevere premi aziendali e di ricoprire incarichi direttivi nelle aziende pubbliche va nella direzione di una nuova presa di contatto con la realtà, che possa rimettere il centrosinistra in sintonia con il Paese.
Forse, ora il Pd sarà pronto a confrontarsi con serenità e spirito costruttivo anche sul prossimo nodo da sciogliere con estrema urgenza: il problema dei valdesi, che da troppo tempo ormai dirottano impunemente risorse ingenti ai danni delle tante famiglie cattoliche che lavorano onestamente.
Con Brunetta che dice, a proposito degli statali, “colpirne uno per educarne cento”. Con Maroni che vuole arrestare tutti i clandestini e La Russa che propone di usare a tal fine anche l’esercito. Con Schifani che querela Travaglio per aver raccontato dei fatti della sua vita talmente vergognosi che il solo raccontarli rappresenta, evidentemente, un’offesa. Con Tremonti che dice che non c’è nessun tesoretto, salvo utilizzarlo per eliminare l’Ici.
Nei confronti di questa bella banda di lord e bravi ragazzi il Pd si appresta a fare una opposizione “costruttiva”. Inizia a passare il refrain del “sono stati votati, ora vediamo cosa sono capaci di fare” (ma vi ricordate durante i mesi del governo Prodi cosa diceva del governo l’allora opposizione?). E per far vedere quanto sono costruttivi, davanti a un Travaglio che cita fatti piuttosto sconcertanti sul presidente del Senato, invece di chiedere conto a quest’ultimo, si legittima una futura epurazione dello stesso dalle reti televisive nazionali.
La Brigate Rozze hanno dei nuovi fiancheggiatori: le Brigate Ombra.








HANNO DA POCO SCRITTO...