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Bossi: “Nelle scuole del Nord troppi professori meridionali”.
Il Pd: “Senza insegnanti del Sud, la nostra scuola chiuderebbe”
 
Ci sono lavori umili e sottopagati che i settentrionali non vogliono più fare…

Riporto integralmente un articolo apparso sul Corriere di oggi. Ogni commento mi sembra superfluo…

12 anni, premio Unicef, aggredita in strada

MILANO - Romena, 12 anni, ha vinto il premio Unicef per le sue doti artistiche. Ma vive in una tenda con la famiglia, e martedì mattina è stata vittima, con il fratello 14enne, di una brutale aggressione. Lo riferisce il Gruppo EveryOne, associazione che si batte per la cooperazione internazionale nel campo dei diritti umani. L’aggressione è avvenuta la mattina del 17 giugno alle 8. A quanto scrive EveryOne la famiglia Covaciu, romena di etnia Rom, già oggetto di continue peregrinazioni per l’Italia a seguito di vessazioni, minacce e sgomberi, stava uscendo dalla tenda in cui da diversi giorni si era stabilita, in un microinsediamento nella zona Giambellino, quando è stata brutalmente aggredita da due italiani di età compresa fra i 35 e i 40 anni.


Rebecca, 12 anni, nota per essersi aggiudicata in Italia il Premio Unicef – Caffè Shakerato 2008 per le sue doti artistiche applicate all’intercultura, e il fratellino Ioni, 14 anni, sono stati prima spintonati e poi picchiati. I genitori, uno dei quali è Stelian Covaciu, pastore della Chiesa Pentecostale, che assieme al fratello maggiore di Rebecca erano accorsi per difendere i figli, sono stati ricoperti di insulti razzisti, minacciati, indotti a lasciare immediatamente l’Italia e subito dopo percossi. I Covaciu a quel punto sono fuggiti verso la stazione di San Cristoforo, in piazza Tirana, e accorgendosi di essere ancora seguiti hanno chiesto aiuto ai passanti.
Nessuno è intervenuto. Mentre la famiglia si stava avviando verso il parco antistante la stazione, la signora Covaciu, cardiopatica, è stata colta da un malore. Stellian Covaciu ha a quel punto contattato telefonicamente Roberto Malini del Gruppo EveryOne, che ha dato l’allarme facendo inviare sul posto una volante della Squadra Mobile di Milano e un’ambulanza. All’arrivo della Polizia, gli aggressori si sono dileguati. Prima ancora dell’aggressione, l’Unicef aveva manifestato indignazione per la vicenda della piccola Rebecca, simbolo di un’infanzia senza diritti. Il Gruppo EveryOne era in procinto di organizzare un ritorno della famiglia in Romania per sottrarla all’ostilità che colpisce i Rom a Milano.

Avete notato? Bruciano i campi rom con donne e bambini all’interno costretti a scappare dalle fiamme e dalle spranghe e ti spiegano che non è razzismo, tutt’al più un po’ di camorristi.

Al Pigneto, a Roma, devastano tre negozi gestiti da stranieri, e ti dicono che non è razzismo, tutt’al più uno che cercava di riprendersi il suo portafogli (ma allora che ci faceva la banda di ragazzotti con le facce coperte e le mazze di legno?).

Si lanciano alla gola di un ballerino albanese al grido di “albanese di merda ti risbattiamo al tuo paese” e ti spiegano che non è razzismo, era… boh… era tutt’al più qualcos’altro, noi siamo un popolo accogliente.

A Milano, notizia di oggi, bambini italiani di una scuola media da giorni tendono agguati ai loro compagni rom che faticosamente stanno cercando di integrarsi, al grido di “Schifosi, tornatevene a casa”, e qualcuno domani ci verrà a dire che non è razzismo, tutt’al più un episodio di bullismo, e intanto quei bambini rom terrorizzati non rimetteranno più piede in una scuola.

A Verona, dei neonazisti famosi per aggredire stranieri e gente a loro avviso vestita “in un certo modo” uccidono a botte un ragazzo e ti dicono che non c’è matrice politica, tutt’al più perdita di valori.

Ancora a Milano, dei vigili urbani travestiti da Iron Man fanno retate sui filobus mettendo allineati faccia al muro tutti gli stranieri senza documenti e caricandoli poi su un altro filobus da guerra con le grate ai finestrini, e ti dicono che tutt’al più sono normali controlli dell’Atm contro chi non paga il biglietto.

Infine vedi Alfano e ti sembra un Forrest Gump analfabeta che ha imparato a memoria (male) una lezione di diritto impartitagli da Borghezio, e ti dicono che tutt’al più è un ministro della giustizia.

Il Papa: “Gioia per il clima politico”
[...] Benedetto XVI ha [...] espresso «una particolare gioia» per i segnali di «un clima nuovo, più fiducioso e costruttivo» tra le forze politiche italiane, e le istituzioni, «in virtù di una percezione più viva delle responsabilità comuni per il futuro della Nazione». Il Pontefice ne ha parlato intervenendo all’Assemblea della Conferenza episcopale italiana, in corso in Vaticano. «Ciò che conforta - ha aggiunto - è che tale percezione sembra allargarsi al sentire popolare, al territorio e alle categorie sociali.
(dal Corriere della Sera online, 29 maggio)

Intanto, negli stessi giorni…

Il giorno che anche l’ultimo rumeno venne cacciato a forza dai nostri confini e che l’ultimo arabo venne rimesso su una carretta del mare diretta in Libia, l’insoddisfazione e la paura continuava a serpeggiare tra il popolo italiano. Popolo accogliente e capace di integrare, purché ognuno rispetti le regole e, possibilmente, se ne stia a casa sua. Insoddisfazione e paura, dicevamo, ma anche rabbia e frustrazione per come ormai interi reparti di enti pubblici e aziende private erano finiti nelle mani di lavoratori omosessuali.

La gente era ormai stanca di vedere queste persone - che senza vergogna ostentavano le loro discutibili preferenze sessuali - fare carriera molto più velocemente dei normali cittadini che pagano le tasse e si accoppiano con una persona di sesso opposto. Stanchi e frustrati di vedere interi uffici di invertiti ottenere bonus aziendali e incentivi solo perché si vestono meglio, sono più attenti all’immagine e al modo di porsi, pettinarsi, combinare i colori dell’abbigliamento.

E mentre questa ondata di rancore omofobo montava inarrestabile, la sinistra si è fatta trovare per troppo tempo impreparata: è ormai  giunto il tempo di prendere atto dell’insoddisfazione di tanti italiani per bene che trovano ormai intollerabili questi favoritismi nei confronti dei gay e le loro continue prevaricazioni.

Dopo che la scorsa notte militanti di Forza Nuova, alla guida di un intero quartiere di padri di famiglia esasperati, hanno dato alle fiamme alcuni circoli gay nella capitale, qualche voce isolata nel Partito Democratico ancora aveva la forza di difendere gli invertiti, non capendo che proprio il lassismo della sinistra e i suoi occhi chiusi difronte alle tante prevaricazioni che gli eterosessuali avevano subito negli ultimi anni da parte dei gay avevano contribuito ad alimentare questo clima di odio e di insofferenza. Sia chiaro che le violenze sono sempre da respingere da qualunque parte esse provengano: che siano assalti premeditati e feroci contro simboli del movimento gay o variopinti e volgari cortei in cui ostentare i propri attributi.

Certo, non tutti gli omosessuali sono raccomandati e godono di privilegi sul posto di lavoro, ma è pur vero che tutti quelli con le macchine aziendali più belle, i ticket restaurant di valore più elevato e i vestiti meglio stirati sono gay.

E’ per questa ragione che, finalmente, prendiamo atto che la decisione del Pd di astenersi sul decreto legge che impedisce agli omosessuali di ricevere premi aziendali e di ricoprire incarichi direttivi nelle aziende pubbliche va nella direzione di una nuova presa di contatto con la realtà, che possa rimettere il centrosinistra in sintonia con il Paese. 

Forse, ora il Pd sarà pronto a confrontarsi con serenità e spirito costruttivo anche sul prossimo nodo da sciogliere con estrema urgenza: il problema dei valdesi, che da troppo tempo ormai dirottano impunemente risorse ingenti ai danni delle tante famiglie cattoliche che lavorano onestamente.

 

Con Brunetta che dice, a proposito degli statali, “colpirne uno per educarne cento”. Con Maroni che vuole arrestare tutti i clandestini e La Russa che propone di usare a tal fine anche l’esercito. Con Schifani che querela Travaglio per aver raccontato dei fatti della sua vita talmente vergognosi che il solo raccontarli rappresenta, evidentemente, un’offesa. Con Tremonti che dice che non c’è nessun tesoretto, salvo utilizzarlo per eliminare l’Ici.

Nei confronti di questa bella banda di lord e bravi ragazzi il Pd si appresta a fare una opposizione “costruttiva”. Inizia a passare il refrain del “sono stati votati, ora vediamo cosa sono capaci di fare” (ma vi ricordate durante i mesi del governo Prodi cosa diceva del governo l’allora opposizione?). E per far vedere quanto sono costruttivi, davanti a un Travaglio che cita fatti piuttosto sconcertanti sul presidente del Senato, invece di chiedere conto a quest’ultimo, si legittima una futura epurazione dello stesso dalle reti televisive nazionali.

La Brigate Rozze hanno dei nuovi fiancheggiatori: le Brigate Ombra.

La dimensione del disastro elettorale è talmente grande che è difficile decidere da dove cominicare. Forse dal “narcisismo” e dall’ “ambizione” che Nando dalla Chiesa identifica tra i “démoni della sinistra” nel suo post odierno.
 
Per curiosità - e per farmi un po’ del male - sono andato a rileggere alcuni articoli di cronaca politica risalenti a poco più di quattro mesi fa. Era la metà del dicembre 2007. Berlusconi sembrava politicamente finito. Fini e Casini gli si erano rivoltati contro e stavano lavorando a una intesa An-Udc. Fini definiva Berlusconi “un pagliaccio” e Berlusconi definiva la sua stessa coalizione un “ectoplasma”.
Negli stessi giorni, tuttavia, Nicola Latorre (pezzo grosso del Pd) rilasciava un’intervista in cui dichiarava perentorio: “nessuno discuta più: con il Cavaliere si tratta”. Era l’inizio della fine…
 
Oggi ci ritroviamo nella situazione che conosciamo, grazie anche alla tanto vituperata legge elettorale di Calderoli (vi ricordate? “Con questa legge non è possibile alcuna maggioranza!”, “Questa legge non garantisce la governabilità!”… andate a vedere i senatori di vantaggio su cui oggi può contare la destra e rabbrividite…).
 
E pensare che proprio sulla riforma di questa legge elettorale si è innestata la crisi del governo Prodi: la scelta suicida del Pd di trattare con Berlusconi una legge elettorale che facesse fuori i piccoli partiti (tra parentesi, che bisogno c’era di una nuova legge elettorale dato che quella attuale ha svolto egregiamente questo compito?) ha certamente contribuito all’instabilità della coalizione di centro sinistra fino a spingere Mastella a rompere. Altro che “sinistra radicale irresponsabile”…
 
In più, anche se confesso di aver pensato per un certo periodo che la campagna elettorale di Veltroni fosse efficace, mi sono reso conto che passare due mesi a sparare a zero contro il governo Prodi di cui il tuo partito è stato il maggior “azionista” è una strategia quanto meno bizzarra. Ancora una volta la sinistra italiana si è dimostrata succube rispetto al “rumore di fondo” diffuso dai mass media, che davano il governo Prodi in crisi di credibilità (”il peggior governo della storia repubblicana”… figurarsi…). Invece di contrastare questa tendenza rivendicando il lavoro fatto, il Pd, fin da prima della campagna elettorale, ha rincorso e accarezzato questo scontento, illudendosi di incassare qualche dividendo in termini di consenso.
 
Il problema dell’Italia di oggi è che non esiste più una classe dirigente capace di interpretare il bisogno di giustizia sociale, di difesa e di espansione dei diritti. La sconfitta è più che culturale: è psicologica, cognitiva. I leader del centro sinistra non sono più nemmeno in grado di “pensare” cose di sinistra. Pensano cose di destra. E chi, nelle tantissime realtà sociali presenti nella “società civile” ancora pensa e mette in pratica cose di sinistra non ha più le parole o la voce per esprimerle.
 
Quando la sinistra parla di immigrazione, dice cose tipo “gli immigrati ci fanno comodo, fanno i lavori che noi non vogliamo più fare”; oppure “i nostri imprenditori hanno bisogno di manodopera a basso costo”. Cosa c’è di più razzista? Questo quando non si invocano addirittura espulsioni di massa e rastrellamenti dei campi rom. Sembra paradossale, ma una volta ho sentito Rosy Mauro, la sindacalista della Lega, dire che gli immigrati che vengono a lavorare in Italia dovrebbero avere gli stessi diritti e gli stessi stipendi dei lavoratori italiani… Ancora, quando la Moratti a Milano ha deliberato che i figli dei clandestini non hanno accesso agli asili nido, avremmo dovuto fare le barricate con lo slogan “non toccare i bambini“: cosa c’è di più immediato, sacrosanto e comprensibile, persino in una città ostile come Milano?
 
Si è persa per strada l’idea di fondo, quella che secondo me distingue la sinistra dalla destra. La sinistra è tale quando propone un allargamento dei diritti. La “nostra” destra invece, spaccia diritti per privilegi e si adopera attivamente per restringere i primi e affermare i secondi.
Ora, come dicono tutti, bisognerebbe “tornare tra la gente”. Lo dico anche in modo autocritico, dato che da anni non partecipo a una riunione di un comitato, non faccio più un volantinaggio o cose del genere. Ma tornare tra la gente ha un senso se si ha chiara in testa una visione di società. Tornare tra la gente non per seguire l’onda (tanti complimenti alla Lega, ma è facile raccogliere consensi assecondando gli istinti più beceri ed egoistici), ma per capire un po’ di più chi sono i nostri vicini, chi è e cosa pensa la gente che ci vive accanto, e quindi, soprattutto, iniziare un’opera di capillare diffusione di un nuovo senso comune, da far sedimentare con pazienza, giorno dopo giorno, lotta dopo lotta. 
 
Perchè se due gay si potessero sposare, sarebbe un’occasione in più per fare una festa, senza che nessuno ci rimetta. Perchè se le nostre strade sono insicure, sarebbe più divertente ripopolarle con concerti e mercatini piuttosto che vedere padani incazzati con i bastoni. Perchè se gli affitti sono alle stelle, bisognerebbe calmierare i prezzi come si fa con i farmaci, piuttosto che escludere i non-lombardi dalle graduatorie per le case popolari. Perchè se un’azienda assume un lavoratore precario, deve monetizzare - con uno stipendio più alto - il vantaggio di poterlo licenziare quando vuole.
 
Ma la premessa di tutto è ritrovarsi attorno a valori forti, di cui non vergognarsi, da sbandierare e difendere in ogni discussione al bar, in ufficio, nel luogo di lavoro. Da rivendicare con orgoglio e fermezza. Recuperando, magari, anche quello sguardo globale che, nel luglio 2001, fece sì che le mobilitazioni per il G8 di Genova portassero sulle prime pagine dei giornali i temi della redistribuzione delle richezze nel mondo, della possibilità di modelli di sviluppo più giusti e sostenibili.
 
La dimensione del disastro è talmente profonda che, quanto meno, apre un sacco di spazio per agire. Ora che nel Pd alcuni invocano l’alleanza con l’Udc di Cuffaro, alla sinistra del partito di Veltroni si sta aprendo una voragine di opportunità. L’opacità e la mancanza di identità del Pd aprono un’autostrada per chiunque sia in grado di proporre un’idea di sinistra concentrata sui bisogni e sui sogni, sulla rabbia e sulla voglia di sperare di tanta gente.

Aggiornamento sulla questione Moratti/asili nido di Milano di cui ho scritto qualche post fa. Il Ministro Fioroni ha avviato la procedura di revoca della parità agli asili di Milano. Questo vuol dire stop ai fondi statali e, per i supplenti, metà del punteggio per le graduatorie. Il motivo della revoca sta nel fatto che il Comune di Milano, negando l’iscrizione all’asilo nido ai figli di immigrati senza permesso di soggiorno o morosi, applica un regolamento discriminatorio che in un colpo solo viola:

  • la convenzione internazionale sui diritti dell’uomo (”ogni individuo ha diritto all’istruzione”);
  • la convenzione internazionale sui diritti del fanciullo;
  • una recente risoluzione del Parlamento Europeo.

La reazione del centrodestra al provvedimento del ministro attinge a piene mani dal repertorio da “guerra tra poveri”: “I figli degli italiani, che secondo i dati Istat vivono ai limiti della soglia della sopravvivenza, devono lasciare il posto ai figli dei clandestini”, commenta Jole Santelli di Forza Italia. E la diretta interessata, la sindaca Moratti: “«La cosa grave è che il ministro ci chiede di discriminare i bambini milanesi e quelli figli di immigrati regolari a favore dei figli degli immigrati irregolari». Mettono bambini contro bambini, in un esercizio di cinismo e crudeltà che ha dell’incredibile, per di più facendo ricadere sui bambini le responsabilità dei padri.

Comunque, se il criterio è che chi non è in regola non ha servizi, suggerisco alla Moratti e a De Corato di emanare una nuova circolare: ”si sospende l’erogazione di servizi pubblici di qualsiasi tipo agli evasori fiscali e ai loro figli”.

Scommetto che perderebbero di colpo l’80% dei loro voti.

Gli immigrati, invece - specie se hanno tre anni e i denti da latte - non possono votare: facile fare la voce grossa…

Mentre a Napoli “civiltà l’è morta” sulla questione rifiuti, a Milano si sta combattendo una battaglia altrettanto incivile sulla pelle dei bambini. C’è un principio sacrosanto in questo paese: qualsiasi bambino viva in Italia ha diritto a essere istruito e curato. Il sindaco di Milano, Letizia Moratti, ha deciso che di questo principio se ne frega. Con una circolare emanata poco prima di Natale, il Comune di Milano ha infatti deciso di escludere da tale diritto i figli di cittadini stranieri privi del permesso di soggiorno.

La decisione è talmente crudele, subdola e vigliacca che non credo ci sia bisogno di commentare oltre. Per fortuna oggi, sia il direttore scolastico per la Lombardia che il Ministro della Pubblica Istruzione hanno intimato alla Moratti di applicare la legge italiana che impone di garantire a chiunque il diritto all’istruzione, altrimenti lo Stato sospenderà i finanziamenti alle scuole comunalil. Su tale materia, tra l’altro, esistono anche direttive molto stringenti dell’Unione Europea.

La prossima mossa della Moratti potrebbe essere, dopo l’Ecopass, quella di creare uno “Scuolapass“: non hai il permesso di soggiorno ma vuoi che ai tuoi figli sia riconosciuto uno dei diritti fondamentali dell’uomo? Paga un apposito ticket e iscrivilo a scuola! Niente razzismo, solo libero mercato e disumanità.

Marco Ahmetovic, il rom condannato per aver investito e ucciso, ubriaco, 4 persone, è il testimonial di una linea di prodotti dal marchio “Linearom“. Ahmetovic ha anche un agente, Alessio Sundas, che dichiara: “Questa è la mia scommessa: fare di un assassino una star“.

La cosa è raccapricciante e ha ovviamente sollevato indignazione e proteste, oltre allo sdegno e alla rabbia dei parenti dei quattro ragazzi uccisi. Ma a farmi riflettere sono state le motivazioni con cui Sundas, il manager, si è giustificato. Lui si dichiara in pace con se stesso perchè - questa è la sua argomentazione - non ha partecipato a nessun crimine e non si sente minimanete responsabile di quello che il suo assistito ha fatto. Lui fa “solo il suo lavoro” di manager, per vendere prodotti che, evidentemente, qualcuno compra.

Ovviamente questa è una situazione estrema, quasi paradossale se non fosse drammaticamente reale. Però invito tutti a una riflessione. Le agenzie di pubblicità che fanno gli spot per i diamanti, sanno tutto quello che può esserci dietro l’estrazione, l’acquisto e il commercio mondiale delle preziose pietre? Se lo sanno, perchè continuano a fare gli spot? Forse anche per loro è ”solo lavoro”… Ancora, le agenzie pubblicitarie che negli anni hanno lavorato con Nestlè, sanno che la stessa è stata ritenuta dall’Unicef una delle principali responsabili delle violazioni del Codice internazionale che regola la somministrazione di latte in polvere (”Ogni giorno 4.000 bambini nel sud del mondo potrebbero essere salvati dalla morte per malattie e denutrizione, se fossero allattati al seno e non con latte in polvere.”)?

Nel caso della Nestlè la responsabilità di quelli che “faccio solo il mio lavoro” è ancora più evidente: è proprio attraverso le strategie di marketing messe a punto da importanti agenzie internazionali che le violazioni sono state commesse, convincendo madri di paesi in via di sviluppo a utilizzare latte in polvere al posto del latte del proprio seno.

Intendiamoci: non voglio assolutamente sminuire il caso Ahmetovic, nè sostenere che il suo spregiudicato manager sia “figlio del suo tempo“. Tutto il contrario. Penso che oguno dovrebbe prendersi la responsabilità morale di quello che fa, anche nel proprio lavoro. Questo caso di cronaca così brutale e senza cuore forse può sollevare un velo anche su altre forme di opportunismo e cinismo con cui conviviamo ogni giorno. Senza che nemmeno ce ne accorgiamo.

I timori espressi nel post di ieri si sono purtroppo puntualmente confermati:

«All’interno di un dialogo fraterno e cordiale - sottolinea il vicario generale - don Aldo, parroco di Ponzano, ha ribadito la sua obbedienza al vescovo e la piena disponibilitá a trovare una soluzione al problema». Il Vescovo di Treviso, mons. Andrea Bruno Mazzocato, ha infatti voluto incontrare don Aldo Danieli, parroco di Paderno, per avere chiarimenti sulla vicenda.  (dal Corriere della sera)

Sempre oggi, a Padova, ennesima provocazione della Lega Nord che, per difendere l’identità padana, ha fatto pascolare un maiale sul terreno destinato alla costruzione di una moschea.

Se l’identità padana si difende con un maiale, allora capisco come mai Roberto Calderoli sia un rappresentante del popolo del Nord…

In un paese vicino a Treviso, Paderno di Ponzano Veneto, c’è un parroco che ha deciso di mettere a disposizione tutti i venerdì la propria chiesa per permettere ai mussulmani di pregare (fonte). Si chiama Don Aldo Danieli e sta compiendo un atto di civiltà esemplare che testimonia come tra gli uomini di chiesa ci siano ancora persone di notevole livello.

Di livello un po’ più basso, invece, il Vicepresidente della Giunta Regionale del Veneto, Luca Zaia, della Lega Nord. Lo Zaia ha chiesto al Vescovo di “chiarire la posizione del parroco“. Segue poi lunga dissertazione sui temi “reciprocità” (loro nei loro paesi non ci prestano mica le moschee) e sul tema dei “doveri” (dovrebbero essere gli immigrati a fare un passo verso di noi e non noi verso di loro).

A parte la visione ben poco cristiana dello Zaia, quello che stupisce è la totale mancanza di lungimiranza. Ma come si fa a non essere contenti del fatto che in una comunità, cattolici, mussulmani e protestanti (ci sono anche iniziative simili rivolte ai protestanti) vivono serenamente insieme, in pace e fratellanza, rispettandosi e imparando a conoscersi, senza paure e intolleranze, ma con civiltà, curiosità, apertura? Possibile che l’unico modello di società che gente come lo Zaia ha in mente sia un modello che prevede atti di sottomissione e di abiure da un lato e atti di dominio dall’altro? Una società in cui l’incontro tra culture è considerato, con spregio, “buonista”, dove non c’è incontro ma lotta per affermare la propria identità a dispetto dell’identità altrui? Possibile che non si capisca come può essere più piacevole, rilassante e arricchente il fatto che ognuno di noi sia messo nelle condizioni di esprimere se stesso e i proprio valori? Perchè quando qualcosa di simile, da utopia diventa realtà bisogna invocare “chiarimenti”, “giustificazioni”, “riallineamenti”?

L’unico timore che ho è che le gerarchie ecclesiastiche siano più vicine alla “sensbilità” dello Zaia piuttosto che a quella di Don Aldo e che possano “convincerlo” che non è il caso.

E così, la bella realtà di Paderno di Ponzano Veneto potrebbe tornare ad essere l’utopia di un parroco coraggioso e intelligente. A quel punto, chi ne potrebbe davvero gioire?

«I funzionari della polizia romena con i quali collaboriamo nel rimpatrio delle giovani romene da noi liberate (nel 2006 ne abbiamo riportate in patria 60) ci dicono: “i lupi feroci siete voi italiani. Voi oggi in Italia sbranate più di 30.000 ragazze romene, metà sono bambine. Siete voi che foraggiate, mantenete i criminali romeni che le sfruttano e le tengono schiave con almeno duecento milioni di euro all’anno di guadagno. Sono i vostri maschi italiani che pagano i delinquenti romeni. Noi dobbiamo chiedere perdono alla signora barbaramente massacrata. Ma voi dovreste stare in ginocchio tutto l’anno perché massacrate le nostre bambine. Siete voi italiani delinquenti che chiamate i nostri delinquenti romeni, e i vostri delinquenti sono molto, ma molto di più dei nostri“». (Don Oreste Benzi, Corriere della Sera, poche ore prima di morire)

E con questa citazione non voglio dire che tutti i maschi italiani vanno a puttane…

Ma chi ci va, questa gente che non si fa scrupolo di sfruttare delle schiave-minorenni (a proposito di schiavi) sono persone con cui è possibile integrarsi? Vorrei sapere da Gianfranco Fini se è possibile espellere anche tutti questi lupi…

“La maggior parte dei rom non si vuole integrare. Questi rom rubano, rapiscono i bambini, generano figli per destinarli all’accatonaggio, fanno prostituire le loro donne e pensano che siano cose lecite. Come possiamo integrare questi rom? Chi ha valori così diversi dai nostri, come i romdeve essere cacciato.”

Frasi di questo tenore sono state pronunciate da un importantissimo uomo politico italiano. Ora vi invito a fare un esperimento: provate a rileggere la frase sostituendo la parola “rom” con la parola “ebrei”.

“La maggior parte degli ebrei non si vuole integrare. Questi ebrei rubano, rapiscono i bambini, generano figli per destinarli all’accatonaggio, fanno prostituire le loro donne e pensano che siano cose lecite. Come possiamo integrare questi ebrei? Chi ha valori così diversi dai nostri, come gli ebrei, deve essere cacciato.” 

Fa più effetto, vero? E’ intollerabile, vero? Lo sapete che anche i rom hanno subito un genocidio nei campi di sterminio nazisti?

Questo uomo politico fa finta di non vedere i tantissimi esempi di integrazione riuscita di comunità Rom. Sta invece contribuendo a creare (in buona o cattiva fede a voi stabilirlo) un clima di odio generalizzato, calunniando un’intera comunità e quindi ogni singolo rom individualmente.

Alla radio ho sentito una donna rumena che diceva: “I politici dicono che bisogna garantire la sicurezza dei cittadini che pagano le tasse. Beh, anche io lavoro e pago le tasse, ma simili affermazioni sono un attentato alla mia sicurezza, perchè la gente sta iniziando a odiarci”.

Noi, popolo civile, civilizzato e civlizzatore, cosa rispondiamo a questa donna? Che la nostra sicurezza vale più della sua?

La situazione è questa: un governo di sinistra fa una cosa di destra - ovvero un decreto razzista - mentre un paese retto da un razzista - ovvero la Romania - attacca il governo italiano di sinistra accusandolo di razzismo. In tutto questo la destra italiana dichiara di non voler votare un decreto di destra.

Previsione dell’epilogo: la sinistra radicale verrà tacciata di irresponsabilità perchè critica un decreto razzista e di destra.

“ROMA - Una spedizione punitiva è stata compiuta in serata ai danni di quattro rumeni nel parcheggio del centro commerciale Liedl di via Casilina, nella zona di Tor Bella Monaca, a Roma. Una decina di persone con il volto coperto da caschi da motociclista ha aggredito i quattro rumeni, tre dei quali sono stati ricoverati in ospedale. (…) Da quanto si è appreso, gli aggressori, tutti italiani, erano armati anche di coltelli, oltre che di bastoni, catene e altri oggetti contundenti.” (dal Corriere della sera on line, 02/11/07)

Le forze politiche si interrogano ora su dove poter espatriare gli aggressori italiani.

Attenzione. Messaggio urgente. Il nemico è cambiato. Ripeto: il nemico è cambiato.

Cancellare “islamici“, sostituire con “rumeni“.

Fine del comunicato.

Durante il week end sono morte 18 persone, tra Calabria e Sicilia. Si tratta di uomini che erano in cerca di una terra dove vivere. Hanno trovato un mare dove morire. Secondo il sito Fortress Europe, solo nell’ultima settimana 241 persone sono morte o risultano disperse nel tentativo di raggiungere l’Europa del sud. Dall’inizio del 2007 sono morte 1.096 persone sulle rotte dell’immigrazione clandestina verso la UE, nonstante gli arrivi siano diminuiti rispetto al 2006.

Il Mediterraneo si sta trasformando in un’enorme fossa comune, proprio sotto i nostri occhi. Morti ignoti, senza nome. Tra un dibattito sulla casta e uno sul Partito Democratico, potremmo cercare di ricordare chi erano queste persone, come si chiamavano, che speranze avevano, da quali sogni erano animati, quanta disperazione ha guidato i loro ultimi passi verso il nostro benessere: sarebbe indice di almeno un po’ di umanità.

Una volta si diceva “dare degna sepoltura“. Ma ne siamo ancora capaci?

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P.S. Sullo stesso tema, rileggi Due mostri per l’estate

Sentite questa. Eva Herman è una famosissima giornalista televisva tedesca. Pochi giorni fa viene invitata in un talk show televisivo per precisare il senso di alcune sue dichiarazioni che avevano destato scalpore e avevano provocato il suo licenziamento dalla prima rete pubblica tedesca, Ard.

Aveva sostenuto che durante il nazismo “c’era anche qualcosa di buono, nei valori, nei bambini, nelle famiglie, nello stare assieme. È stato tutto abolito, non c’è rimasto niente”. Durante il talk show - a cui era stata invitata insieme ad altri tre ospiti - il conduttore le offre l’opportunità di spiegarsi meglio perchè forse era stata mal interpretata. La Herman, invece,  se ne esce con questa frase: “Se non ci è permesso di parlare dei valori della famiglia nazisti, allora non possiamo nemmeno parlare delle autostrade che furono costruite allora e sulle quali ancora guidiamo”. Porteste rumorose del pubblico e degli altri ospiti, letteralmente interedetti.

A questo punto Johannes Kerner, il conduttore del talk show (volto noto della seconda rete pubblica), la guarda e le dice: “Va bene, signora, io le ho dato l’opportunità di spiegarsi. A questo punto però per me la discussione con lei è chiusa. E ora vorrei continuare il mio programma con i miei tre ospiti”. Detto questo la Herman è invitata a lasciare lo studio, cosa che fa immediatamente:

Un paio di anni fa vidi una scena simile durante un dibattito post elettorale. In studio un rappresentante del SPD, uno del CDU, uno dei liberali e uno dell’NPD (partito nazionalista che si ispira al nazismo). Il giornalista inizia a fare le domande agli ospiti. Quando arriva il turno del membro dell’NPD, gli altri tre abbandonano lo studio.

Insomma, si crea il vuoto attorno a chiunque, con modi più o meno diretti, cerchi di rievocare in modo positivo il passato nazista. Con questo passato i tedeschi hanno un rapporto ancora “sanguinante”, fatto di un terribile senso di colpa e di un sacro terrore che quel che è successo possa accadere di nuovo (e una notizia di oggi conferma come questo pericolo sia sempre presente). Si sentono addosso la responsabilità di quello che è accaduto e del fatto che devono impedire si ripeta.

Questo è possibile perchè hanno fatto, e continuano a fare ogni giorno, i conti con il loro passato.

In Italia invece si può invocare la discriminazione etnica a reti unificate, insultare minoranze religiose, rievocare con commozione i bei tempi del ventennio, magari attraverso una scanzonata intervista alla nipote di Mussolini che ci racconta quanto suo nonno fosse affettuoso. Questo è possibile perchè l’Italia non ha mai voluto trovarsi faccia a faccia con le atrocità commesse, per esempio, in nord Africa. Stermini di massa che nessuno, a scuola, impara e nessuno insegna. Pulizie etniche che nessuno ricorda e per cui nessuno prova vergogna. Uso di armi chimiche per cui nessuno ha chiesto scusa.

Anche per questo oggi, in Italia, c’è gente libera di invocare il rombo dei cannoni per gli immigrati, la garrota per i gay e il fuoco per i Rom.

Nell’oblio degli orrori commessi si annida il pericolo del loro riavverarsi.

P.S. Nei prossimi giorni cercherò di utilizzare questo spazio per resistere a questo oblio.

Difronte alle immagini strazianti dello sbarco di immigrati in fin di vita (i più fortunati) a Siracusa, il ministro Calderoli ha dichiarato: “Bisogna avere il coraggio di dire che chi cerca di entrare nel Paese illegalmente deve essere respinto al mittente con le buone e con le cattive (…) Ciascun popolo ha diritto alla legittima difesa”.

Pare che dopo aver finito di dettare questa dichiarazione il nostro coraggioso Calderoli, armato di spada forgiata al cospetto del Dio Po, senza curarsi minimamente del pericolo che stava correndo, abbia respinto un temibile attacco portato avanti da tre formiche filo islamiche che stavano cercando di distruggergli la casa al mare a spallate. Due di esse sono state immediatamente epulse, mentre la terza è riuscita ad infiltrarsi nelle tubature con il subdolo intento di infettare l’acqua corrente della casa del signor ministroperlerifrome.

Oriana Fallaci, armata del suo proverbiale coraggio, ha espresso la sua solidarietà al ministro così duramente colpito aggiungendo, con la sua consueta lucida sobrietà, che “solo dei comunisti anti-semiti che finanziano terroristi palestinesi, feccia della feccia che sta infettando come un cancro la nostra società peraltro retta da finocchi smidollati senza palle, non vedono che le formiche stanno minando alla radice l’habitat naturale di milioni di occidentali che hanno scelto la libertà e la democrazia mentre questi parassiti stanno iniettando il veleno maligno del fondamentalismo filo-nazista dentro le nostre società, dominate da una classe dirigente di inetti schiacciati da un senso di colpa che origina da una cultura catto-comunista impregnata di veleno anti-semita, corrotta da costumi sodomiti contro natura che portano alla depravazione morale di un occidente succube della nauseabonda feccia islamica a sua volta governata da un branco di rapaci assassini dediti anch’essi alla sodomia più sfrenata e per questo inclini alle aberrazioni più disgustose, incapaci di rizzare l’uccello in quanto ridotti all’impotenza da quel burqua che ora vogliono obbligarmi a portare, io che sono da sempre sangue del sangue del sangue dei miei antenati che hanno forgiato la superiore civiltà occidentale e che già ebbero il coraggio, con le crociate e la santa inquisizione, di ristabilire l’ordine bianco e ariano…. e chi non la pensa così, oltre ad essere un comunista filo islamico dedito alla sodomia e che vuole infilarmi il burqua filo nazista della cultura catto-comunista impregnata di fondametalismo che infetta i formicai e le democrazie occidentali viziate da una plutocrazia filo iraniana… dicevo chi non la pensa così, dimentica quello che è accaduto l’unidicisettembre….

cioè, ora non lo ricordo più nemmeno io, ma qualcosa dev’essere successo di sicuro…

Fanculo a tutti i fionocchi amici di Saddam.”

E mentre il Mediterraneo ingordo inghiotte corpi, l’anima dell’Italia sprofonda in un abisso di indegnità, affidando la sua voce a questi due mostri.

La pietà non è morta. Forse è solo in vacanza.

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