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Con Brunetta che dice, a proposito degli statali, “colpirne uno per educarne cento”. Con Maroni che vuole arrestare tutti i clandestini e La Russa che propone di usare a tal fine anche l’esercito. Con Schifani che querela Travaglio per aver raccontato dei fatti della sua vita talmente vergognosi che il solo raccontarli rappresenta, evidentemente, un’offesa. Con Tremonti che dice che non c’è nessun tesoretto, salvo utilizzarlo per eliminare l’Ici.
Nei confronti di questa bella banda di lord e bravi ragazzi il Pd si appresta a fare una opposizione “costruttiva”. Inizia a passare il refrain del “sono stati votati, ora vediamo cosa sono capaci di fare” (ma vi ricordate durante i mesi del governo Prodi cosa diceva del governo l’allora opposizione?). E per far vedere quanto sono costruttivi, davanti a un Travaglio che cita fatti piuttosto sconcertanti sul presidente del Senato, invece di chiedere conto a quest’ultimo, si legittima una futura epurazione dello stesso dalle reti televisive nazionali.
La Brigate Rozze hanno dei nuovi fiancheggiatori: le Brigate Ombra.
C’è chi non perde nè il pelo nè il vizio. Augusto “pinocchiet” Minzolini continua con i suoi retroscena fantapoliciti con l’apparente intento di creare dal nulla profezie senza capo nè coda, nella convinzione che il solo elaborarle possa anche farle avverare (ne parlai già qui e qui). Stiamo parlando sempre dell’ormai famoso “shopping di senatori dell’Unione”, ora al centro anche di un’inchiesta della magistratura.
Nell’articolo di oggi sulla Stampa il nostro Minzolini ci propina ancora le sue sbilenche certezze, riportando come fossero oro colato le dichiarazioni di Berlusconi: “Avevo trovato una decina di senatori che volevano votare contro. Ebbene sono stati pedinati e filmati mentre andavano a casa del leader dell’opposizione. Qualcuno è stato interrogato e intimidito dai pm, con interrogatori di 8 ore. Altri sono stati comprati dallo shopping del governo”. E aggiunge di suo pugno: “(Prodi, D’Alema e Napolitano vogliono) evitare in tutti i modi e con tutti gli strumenti la crisi di governo: l’inchiesta di Napoli nella testa del Cavaliere, ad esempio, ha avuto il solo scopo di intimidire gli scontenti del centro-sinistra, di impedirgli di buttare giù Prodi (…) E tra i consiglieri del Cavaliere c’è chi mette in evidenza un dato: questa storia parte dal palazzo della politica per poi arrivare a quello di giustizia, e non viceversa”.
Il nostro spaccia quindi per vera la ricostruzione del Cavaliere: il Capo aveva convinto una decina di senatori a passare con lui, ma poi forze oscure si sono mosse per rompergli le uova nel paniere. Peccato che sul Corriere di oggi ci sia un’intervista a uno dei dieci presunti transfughi, Pietro Fuda, in cui si legge: “Fuda racconta un episodio che gli è stato riferito da Antonino Randazzo, il senatore eletto in Australia che ha detto di essere stato avvicinato da emissari del centrodestra, persone che per saltare lo steccato gli avrebbero offerto fino a 2 milioni di euro: «Randazzo — racconta Fuda — mi ha detto che nelle intercettazioni in mano alla Procura di Napoli c’è una telefonata fra lui e un tipo di Forza Italia di cui adesso non ricordo il nome. Lui diceva in maniera netta che non aveva nessuna intenzione di passare dall’altra parte, di lasciarlo perdere. Bene, subito dopo quella stessa persona chiama un altro di Forza Italia e gli annuncia che Randazzo è pronto a tradire. La spallata era solo un loro sogno, un sogno costruito sul nulla».
Ecco fatto. Se prendiamo per veritiere queste dichiarazioni, si disegna il seguente quadro: Forza Italia tenta di comprare a suon di promesse e (forse) di milioni alcuni senatori del centro sinistra. Questi declinano l’offerta, ma la gran cassa propagandista deve far trapelare l’informazione opposta, cioè “in molti stanno tradendo” con l’obiettivo, immagino, di convincere gli indecisi. In questo quadro, giornalisti come Minzolini si trasformano in strumento (consapevole o meno non mi interessa) di questa propaganda, veicolando informazioni non veritiere senza sentire il minimo bisogno di verificarle.
Questo andazzo continua ancora oggi, anche se ormai sfiora il ridicolo. Basta leggere una delle frasi conclusive dell’articolo di Agusto “Pinocchiet” riferite all’uomo che nel giro di un mese ha sciolto un partito, ne ha fondato uno nuovo, lo ha sciolto dopo un giorno, ha quindi creato una federazione, ha appoggiato il maggioritario e, dopo poche ore, è diventato proporzionalista, ha dichiarato che l’unica cosa che voleva erano elezioni subito per poi dichiararsi favorevole al dialogo con la maggioranza: “Chi, invece, ha le idee chiare è Berlusconi”.
Non voglio fare quello che “ve l’avevo detto“, ma le ultime incredibili retromarce di Berlusconi in tema di Parito delle Libertà (per chi non lo sapesse: Forza Italia non si scioglie più, il nuovo partito è un contenitore in cui può entrare chi vuole mantenendo il proprio nome e la propria struttura) e di impianto istituzionale (il bipolarismo non è più da archiviare, il modello tedesco non gli piace più, ora preferisce lo spagnolo) mi fanno pensare a una cosa sola: nessuno lo stava seguendo, nè in Forza Italia nè tra gli alleati. Questa mossa serve a correre ai ripari sperando che qualcuno si lasci sedurre.
Peccato che solo qualche giorno fa alcuni giornalisti “ben informati” parlavano di campagna acquisti tra esponenti di An e Udc, che stavano facendo la coda per entrare nel nuovo partito del Cavaliere e ancora oggi insistono, sostenendo che addirittura esponenti della Margherita sarebbero in marcia verso il trionfale progetto del Berlusconi.
Dopo aver “previsto” che orde di senatori dell’Unione avrebbero votato contro la finanziaria e dopo aver “previsto” una migrazione di massa da An e Udc (ma sì, anche dalla Margherita, crepi l’avarizia!) verso l’ectoplasma chiamato Partito delle Libertà, a questi “beninformatori” che non sanno nulla, a questi nostradamus delle libertà non resta che correre dal “Dottore” a farsi raccontare la prossima profezia da diffondere ad arte…
La quale, azzardo, potrebbe essere (tra qualche settimana, da metà dicembre in poi), la seguente: “Ci sono molti parlamentari dell’Unione a cui non piace la legge Gentiloni sul riordino delle tv e minacciano di non votarla”.
Se ho ragione, La Stampa dovrebbe licenziare Minzolini e assumere Globali.
Ho avuto un deja vu, proprio mentre leggevo, su La Stampa di oggi, un articolo sul nuovo partito di Berlusconi:
“Seduto su una poltrona di Montecitorio, Guido Crosetto, uomo di punta di Silvio Berlusconi in Piemonte, descrive quello che potrebbe avvenire nei prossimi giorni. «Adesso bisogna vedere – osserva – dove si fermerà la pallina. Certo che se da qui ad una settimana quattro dirigenti di An dicono a Fini non possiamo restare fuori da questo progetto e magari vengono… e se altri due esponenti dell’Udc fanno la stessa cosa con Casini… ebbene, in questo caso le cose potrebbero marciare davvero (…).
Questo “retroscena” si intitola “La campagna acquisti a danno degli alleati”. E’ uno di quegli articoli in cui il giornalista amico del potere, vicino al potere (vicinissimo) riesce a ottenere le confidenze di questo o quel colonnello, di questo o quel collaboratore del portavoce. Questi articoli di solito vogliono svelare le strategie profonde, quelle di cui non si parla a Ballarò davanti a tutti, ma nei corridoi che contano davvero. Si citano persone che “la sanno lunga”, che frequentano “il capo” e sono dentro il gioco vero.
Mentre ragionavo, ammirato, su tutti questi personaggi (il giornalista confidenziale, il potente confidenziale) e di quanto le nostre misere vite siano insignificanti, così lontane dalle leve che muovono davvero le cose, mi è venuto in mente che recentemente avevo già letto di “campagne acquisti”, “transfughi da un partito all’altro”…. La memoria, si sa, è corta. Ma pensa che ti ripensa… Ma certo! Era un articolo dello stesso giornalista (l’informatissimo, il vicinissimo, il confidenzialissimo Augusto Minzolini, il nostradamus della carta stampata)!
Ecco cosa scriveva pochi giorni orsono in merito alle previsioni sul voto alla Finanziaria in Senato: “Uno degli amici dell’ex-premier (cioè di Berlusconi, ndb), l’attuale presidente della Consob, Lamberto Cardia, racconta nei Palazzi romani che «Dini con la testa è già con Berlusconi». “
E allora ho capito una cosa. Questi confidentissimi, informatissimi giornalisti da “retroscena” forse, in realtà, non sanno un bel niente. Non svelano nessuna strategia. Forse sono loro stessi una componente (probabilmente consapevole), di quelle strategie. Forse recitano semplicemente la parte che è stata loro assegnata: diffondere profezie inesistenti nella speranza di contribuire al loro avveramento.
La profezia inesistente di oggi è: “esponenti di An e dell’Udc stanno accorrendo in massa tra le braccia di Berlusconi”. Forse se dieci, cento, mille Minzolini continueranno a profetizzarlo per qualche settimana, potrebbe addirittura accadere davvero.








HANNO DA POCO SCRITTO...