E’ l’alba quando fanno irruzione nella palazzina. Io mi trovo lì, non so bene perchè, sul pianerottolo, senza nemmeno sapere dove sto andando.
Fattostà. Stanno cercando qualcuno. Mi prendono alle spalle, mi caricano su una camionetta e, prima che mi renda conto di quello che sta succendo, sono in fila ad uno strano check in. Prendono i miei documenti di identità, mi danno dei fogli, con i regolamenti, mi dicono. La stanza in cui mi trovo è buia, umida. L’impiegato è pallido, senza espressione. Superato il check in, mi conducono per un lungo corridoio.
Oddio, i topi. E’ il mio primo pensiero cosciente. Mi terrorizzano. Ci saranno i topi? Sento dei rumori, potrebbero $essere i loro squittii. Siamo arrivati. Io ancora non capisco bene quel che sta succedendo. So solo che che fa freddo, che i muri sono incrostati di muffa e umidità e che questi rumori potrebbero essere ratti in agguato. I due carcerieri che mi accompagnano aprono una pesante porta di metallo e, senza che abbiano detto una parola da quando mi hanno preso in consegna, mi
fanno cenno di accomodarmi. Io entro, loro chiudono.
Sono solo. Per la prima volta realizzo lucidamente di trovarmi nella cella di una prigione. Chissà perchè. Ora capiranno che è stato un errore e verranno a tirarmi fuori. Nel frattempo faccio conoscenza con la mia nuova casa. E’ del tutto simile a uno scompartimento-cuccetta di un treno, con i sei posti letto in due colonne da tre. Il mio posto è nella colonna di destra, in centro. Provo a mettermi seduto, ma non ci riesco: la testa picchia contro il letto di sopra. Se voglio stare seduto, devo tenere in collo piegato a 90°. Altrimenti posso stare sdraiato, o in piedi in mezzo alle due colonne. I miei compagni di cella non ci sono. Prevedo che quando arriveranno non si respirerà più. Già adesso sono assalito da ondate di terrore claustrofobico. C’è una penombra che mi fa solo intuire la presenza di alcuni scarafaggi. Topi, per fortuna, non ne vedo.
Per un attimo penso che quello è il posto dove potrei essere costretto a vivere per anni e mi sento soffocare. Mentre boccheggio ripenso alla palazzina, ai poliziotti armati fino ai denti che mi hanno sollevato da dietro e caricato sul cellulare. E’ avvenuto tutto così in fretta che non ho chiesto nulla. Non ho cercato di spiegare che non c’entravo nulla, non ho urlato, non ho protestato. Penso che è tutto uno sbaglio, che da un momento all’altro un avvocato, un secondino, un poliziotto, qualcuno, insomma, verrà ad aprire la porta della cella dicendomi: “Ci dispiace per l’equivoco, può uscire. Passi pure a ritirare i suoi documenti. Con le scuse del direttore”.
Eppure, nonostante la certezza della mia innocenza, un’ansia feroce e soffocante mi inchioda a questa brandina e mi svuota di ogni energia. Un fatalismo privo di ogni speranza mi schiaccia lo stomaco e mi lascia privo di parole, stordito: mai provata una rassegnazione simile in tutta la mia vita.
E nella mente visualizzo un numero che, senza motivo apparente, mi atterisce: 38%.

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Ho fatto questo sogno (reale come l’ansia che mi ha gettato addosso e denso come è la vita sognata) la notte dopo essere venuto a conoscenza di alcuni dati, riferiti al 2002.

– Nelle carceri italiane vivono 56.000 detenuti. La capienza regolamentare ne consentirebbe  41.324.
– 33.174  detenuti (il 59%) scontano pene per i quali sono stati già condannati.
– 21.705 detenuti (il 38%) sono invece in attesa di giudizio. Scontano quindi una pena per cui non sono stati ancora condannati.
– La maggioranza dei denuti sono “soggetti deboli”: stranieri (16.900), tossicodipendenti (16.800), persone affette da HIV (1.375)

A causa della lentezza dei processi, lo status di “detenuto in attesa di giudizio” può durare anni (il codice di precedura penale consente di dilatare i termini di custodia cautelare fino a 9 anni!).

Questa mattina, alla radio, ho sentito Adriano Sofri dire più  o meno queste cose: “Sette anni in un carcere ti rendono pazzo. Puoi dissimulare questa
pazzia e il fatto di riuscire bene in questa impresa è forse un’aggravante. Non ho la presunzione di ritenere che io sia immune da questo. Anzi, è assolutamente certo che io sia diventato pazzo. Chiunque, dopo sette anni di questa vita, impazzisce.”

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Dati ricavati dalle seguenti fonti:
http://www.ildue.it/Temi/Dati/index.htm
http://www.ildue.it/Temi/Dati/index.asp
http://www.stpauls.it/fc/0325fc/0325fc64.htm
http://www.fuoriluogo.it/speciali/guerraitaliana/governo_48.html

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