In una attesissima conferenza stampa, ieri pomeriggio il leader di Cosa Nostra Bernardo Provenzano ha parlato del futuro suo e della sua organizzazione. Si è detto fiducioso che, nei prossimi mesi, Cosa Nostra e lo Stato possano trovare dei punti di convergenza per portare a termine alcune riforme ritenute fondamentali.

Provenzano ritiene sia arrivato il momento di affrontare le emergenze del mezzogiorno, del lavoro e della giustizia lasciandosi alle spalle quel clima di contrapposizione che ha caratterizzato gli utlimi anni. Sull’esempio di alcune grandi democrazie europee, come la Spagna dell’Eta, Cosa Nostra propone un patto con lo Stato. La sua organizzazione potrebbe offrire i suoi uomini, la sua esperienza e la sua presenza sul territorio al fine di garantire la stabilità necessaria ad affrontare le grandi sfide della globalizzazione.

“Ci hanno accusato delle cose più incredibili, ci hanno chiamati ‘criminali’ e ‘assassini’ – ha puntualizzato Provenzano – Chiedo scusa se, anche da parte nostra, sono stati utilizzati termini un po’ accesi e compiuto atti forse discutibili.
Penso che, per il bene del paese, sia giunta l’ora di abbandonare gli odii e le scomuniche reciproche. Sono pronto a fare un passo indietro e sedermi attorno a un tavolo per guardare al futuro”.

Chi si attendeva un Provenzano all’attacco è rimasto spiazzato. Provenzano ha vestito i panni del leader pacato e responsabile. I commentatori più attenti hanno salutato questa svolta come un atto di grande intelligenza e lungimiranza politica e ne hanno messo in risalto il respiro istituzionale improntato al dialogo.

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