Il fenomeno Grillo mi spinge ad alcune riflessioni.
Tralascio qui il mio giudizio politico sulle sue battaglie e su alcune sue discutibili prese di posizione. Mi interessa invece prendere in considerazione la reazione dell’establishment  politico e giornalistico. La sensazione che ho, infatti, è che siano del tutto impreparati al fenomeno e ogni passo che fanno rafforzi l’onda sollevata da Grillo. Stiamo assistendo cioè a una colossale prova di dilettantismo politico, di madornale miopia.

LO STUPORE
Innanzitutto sono rimasto un po’ stupito dallo stupore con cui è stato accolto il V-Day. Da tempo ormai il blog di Beppe Grillo riusciva a incidere sull’agenda politica delle discussioni nei bar. Mi è capitato più volte, nel luogo in cui generalmente si parla delle partite di calcio, di discutere di stipendi dei parlamentari (condannati e non), di macchine ad idrogeno, delle malefatte di Telecom; spessissimo mi arrivano email di gente che mi rigira gli interventi di Grillo. Insomma, non era un fenomeno così nascosto, è uno dei siti più frequentati al mondo, i suoi “meet up” raggruppano (pare) 50 mila volontari ed è sorprendente scoprire che, apparentemente, la classe politica italiana non se ne fosse accorta, dato che sarebbe parte del suo lavoro capire e leggere la società.

UNANIME SDEGNO
In secondo luogo, la reazione di condanna quasi unanime proveniente non solo dal mondo politico, ma anche dai media tradizionali a mio avviso non fa che rafforzare nell’opinione pubblica l’immagine della “casta”. Voglio dire, a parte poche eccezioni, si sono mossi come un sol uomo, all’attacco del “qualunquismo” e dell'”antipolitica” (persino Bossi!), proprio come un’elite compatta e coesa.

LA POLITICA NEL RECINTO
E qui arriviamo al terzo punto: quello dell’antipolitica. L’obiezione più comune a Grillo è stata quella del “non si fa politica con i proclami, la politica la fanno i partiti”. E aggiungevano “se Grillo vuol fare politica, salti il fosso e fondi un partito”. Qui, ancora, c’è l’idea del mondo politico come un mondo separato, recintato dal resto della società, diviso da un fossato che occorre saltare. Non importa che nel primo capitolo di qualsiasi manuale di Scienza della politica ti spieghino che nelle società aperte la politica è fatta, oltre che dai partiti e dai sindacati, anche dai gruppi di interesse, dai gruppi di pressione, dai movimenti sociali. C’è l’idea (e non è la prima volta che la sentiamo) che gli unici autorizzati a fare politica e a proporre soluzioni ai problemi siano i partiti e i sindacati e questo conferma – non sminuisce – la critica mossa da Grillo e dal V-Day.
Ma non solo. Dopo aver pontificato per giorni che “la politica la fanno i partiti, Grillo sciolga l’ambiguità e fondi un partito”, quando Grillo ha annunciato le liste civiche, la reazione è stata “ecco l’ennesimo partito di cui proprio non si sentiva il bisogno”, detto proprio da tutti, anche da quello che aveva appena fondato l’ennesimo meno uno.

TERRORISTI!
Dopo aver attaccato Grillo in questo modo, hanno tentato con la cara vecchia carta della criminalizzazione. Da qui ci siamo passati un po’ tutti. Da Genova, passando per la Perugia Assisi e il Social Forum di Firenze, fino a Vicenza: l’accusa è quella di essere collaterali al terrorismo, di essere degli apprendisti stregoni che scatenano forze incontrollabili con cui prima o poi ci si fa male. (In questo La Repubblica di solito è bravissima). Qui hanno addirittura usato una vera e propria calunnia, sostendo che Biagi fosse stato insultato da Grillo.

LA FUGA
Grillo viene inoltre accusato di “fuggire al confronto”. Io penso semplicemente che si rifiuti di confrontarsi su un terreno che è totalmente controllato dai suoi critici. E’ ovvio che Grillo non andrà mai da Vespa a dibattere con Fassino. E fa bene. Tra l’altro non mi sembra che Porta a Porta sia un luogo in cui ci si confronta. E’ un teatro in cui va in scena lo spettacolo della politica e in cui ad ogni partito è consentito di farsi propaganda. Non è “confronto”. Grillo ha un blog frequentato da 200 mila persone al giorno, pubblica migliaia di contributi quotidianamente, i suoi “meet up” sono circoli aperti a tutti dove sono state costruite, attraverso il dibattito, vere e proprie proposte di legge (tra cui le tre del V-Day).
Ma qui c’è anche un aspetto specifico, biografico. Riotta l’altra sera guardando fisso in camera ha detto: “Beppe, non scappare, confrontati. Qui c’è sempre una sedia per te“. Se ci pensate, è un’ottima notizia dopo che Grillo è stato scacciato e bandito dalla tv per vent’anni (e per un comico televisivo non poter mettere più piede in una televisione immagino sia stato un problema serio).

LA DENIGRAZIONE
Ma Gianni Riotta è l’autore anche della reazione più ridicola, quasi commovente. Venerdì sera, trasmissione TV7, Rai Uno. Riotta lancia un servizio per “far vedere che Grillo non è migliore degli altri”. Antefatto: l’Unità pubblica una lettera di un ex militante della Fgci in cui si racconta come nel 1982 Grillo fosse stato invitato a una festa dell’unità per fare uno spettacolo. Cachè pattuito: 35 milioni di lire. La sera piove, la festa va deserta, Grillo fa lo spettacolo davanti a pochissimo pubblico. Gli organizzatori, visto il magro incasso, chiedono a Grillo di ridurre il compenso, ma Grillo pretende quanto pattuito. Il giorno dopo la pubblicazione della lettera Grillo smentisce questa cosa. Venerdì sera, su Rai Uno, Riotta, sostenendo che “abbiamo fatto il nostro mestiere di cronisti e siamo andati a controllare”, lancia il servizio con l’intervista all’autore della lettera che ribadisce quanto scritto all’Unità. (Come dire: per verificare la fonte della notizia smentita da Grillo, vado a intervistare la stessa fonte già smentita… mah!). Finito il servizio, si ritorna in studio, primo piano di Riotta tutto soddisfatto: “Ecco, questo per farvi capire che la casta non è solo tra i politici, ma anche tra qualche comico”. Io qui sono arrossito per Riotta.

C’E’ ANTIPOLITICA E ANTIPOLITICA
Infine, non si spiega una cosa. Il libro “La casta” di Rizzo e Stella è osannato dalla critica, Riotta stesso si vanta di essere stato il primo a reclamizzarlo in tv, politici e televisioni lo citano di continuo. Ma perché Stella e Rizzo non sono tacciati di qualunquismo o di fomentare l’odio contro la classe politica? La differenza tra Rizzo e Stella da un lato e Grillo dall’altro è una sola: Grillo ha portato in piazza un milione di persone e ha raccolto 300 mila firme in un giorno. Cioè, si è messo a competere con i partiti politici, cerca di intercettare il malcontento e trasformarlo in consenso e azione politica. Cosa che dovrebbero fare i partiti. E’ questo che non viene tollerato, è questo che, giustamente, spaventa.

PER CONCLUDERE
Ma queste reazioni a mio avviso faranno moltiplicare il seguito di Grillo, e la cosa non mi entusiasma. Ogni dichiarazione di questo o quel politico di questo o quel giornalista non fa che confermare le accuse del “grillismo”. E’ questo il meccanismo micidiale. Invece di ammettere che alcuni problemi sollevati da Grillo sono veri e andrebbero risolti (magari con soluzioni diverse da quelle proposte da Grillo, aggiungo io), invece di rivendicare il buono che si sta facendo, invece di far emergere personalità politiche degne, si attacca il linguaggio, il tono, l’avverbio usato nel blog o addirittura l’avarizia. Quello che continuano a non capire è che è cambiato qualcosa. Non sono più solo partiti e media tradizionali che dettano l’agenda e stabiliscono “di cosa” si deve parlare e “come” se ne deve parlare. Più Riotta attacca Grillo e più il cittadino che guarda il Tg1 andrà sul blog di Beppe Grillo. E sul blog, il cittadino, non trova attacchi speculari a Riotta (come accadrebbe a Porta a Porta): trova storie di precariato disumanizzante, trova la truffa di Rete 4 illegale che dovrebbe lasciare le frequenze al legittimo proprietario, trova proposte concrete per ridurre la dipendenza dal petrolio, trova informazioni approfondite su pensioni e tfr, trova un sacco di cose di cui nessuno gli sta parlando perché tutti discutono di Grillo, del Cda della Rai e delle liste bloccate per le primarie del Partito Democratico. E dirà: allora Grillo ha proprio ragione!

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