L’ultimo post di Grillo, che in qualche modo riapre il dibattito a temi più ampi di quello relativo alla nostra classe politica, mi stimola a scrivere questa sorta di “lettera aperta” ai cosiddetti “grillini” (mamma mia che neologismo terribile!).

Sinteticamente: al V-Day dell’8 settembre, o meglio nel dibattito che ne è seguito, ci sono stati e ci sono alcuni grandi assenti. Questi grandi assenti sono i poteri economici, finanziari, industriali, sovranazionali e globali. Quello su cui vorrei richiamare l’attenzione è che sfogare la (giusta) indignazione contro una classe politica inefficiente e arrogante non deve far perdere di vista il fatto che i politici non sono l’unico male di questa società. Sono l’anello più visibile, e quindi più “indisponente”. Ma anche il più facile da attaccare. Come mi faceva osservare un amico, non si stanno attaccando i poteri “forti”, ma solo i politici che sono anche gli unici ad essere eletti. Esistono istituzioni, organizzazioni e interessi non così visibili, e che nessuno di noi può scegliere (nemmeno con le liste bloccate), ma che in larga parte detengono il potere reale.

Questo discorso non è ovviamente una critica a Grillo che proprio contro questi poteri ha impostato le sue battaglie più dure (Telecom, Parmalat, discorso su tfr, guerra in Iraq, etc.). Il libro di Stella e Rizzo, invece, ha un po’ questo difetto. E forse non è un caso dato che gli editori del giornale su cui scrivono i due giornalisti (il Corriere della Sera) sono proprio una parte di quei poteri forti, di quelle eminenze grigie.

In generale, il dibattito seguito al V-Day si è caratterizzato come una crociata contro la classe politica. Giusto: ma non commettiamo l’errore di considerare i politici “tutti uguali”. Ci sono i farabutti, ma anche persone degne che portano avanti battaglie di civiltà e rappresentano interessi legittimi. 

Ma, soprattutto, non distogliamo lo sguardo da tutti gli altri attori. Altrimenti rischiamo di finire come all’epoca di Tangentopoli. Con la gente inferocita che con una mano lanciava le monetine a Craxi e con l’altra metteva una bella X sul simbolo di Forza Italia portando al governo proprio il rappresentante di quegli interessi che Craxi tutelava e da cui si faceva tutelare.

Non rifacciamo lo stesso errore.

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