Da molte parti leggo che la forza dei blog in generale e di quello di Grillo in particolare sta  nella possibilità data ai lettori di intervenire, discutere, confrontarsi, eventualmente contestare le tesi sostenute dall’autore del blog. Come esempi di cattivo uso dello strumento si citano, sbeffeggiandoli, i blog di politici (come Mastella) che non permettono di inviare commenti o che lo permettono ma dietro registrazione preventiva. Come esempio di blog “virtuoso” viene invece citato quello di Grillo, aperto al contributo di chiunque, senza censure. Ma è davvero così?

Da qualche giorno consulto regolarmente il blog dell’artista genovese. Mi sono accorto che i circa mille/duemila commenti quotidiani che riceve sono un classico esempio di overload informativo. Sono talmente tanti e arrivano a un ritmo così incalzante che diventa impossibile leggerli e commentarli. Il tempo di leggere un commento, decidere che vale la pena rispondere, scrivere la tua opinione, inviarla e ti accorgi che tra il tuo post e quello che volevi commentare se ne sono infilati una ventina. Così non si riesce a tenere il filo di una discussione sensata, razionale.

Ma la cosa più grave è che, da quel che ho visto, Grillo non risponde ai commenti (e probabilmente, visto il numero, non li legge nemmeno). E qui però cade nello stesso errore che lui stesso rimprovera ai politici della “casta”. Grillo sembra usare il blog come se fosse una suo organo di stampa personale, invia i messaggi al suo pubblico in modo unidirezionale. Un blog, invece, ha senso in quanto si instaura un diaologo tra il suo autore e i suoi lettori, si dà vita a interazioni e scambi che arricchiscono e modificano le reciproche convinzioni.

Per finire, un buon 80% dei commenti ai post di Grillo sono incitazioni, dichiarazioni di sostegno incondizionato. C’è pochissimo dibattito, pochi contributi, pochi spunti per approfondire, scontrarsi, ragionare.

Allora lancio la mia provocazione: ma il blog di Grillo è un vero terreno di confronto? Non è che (magari inconsapevolmente) si sta trasformando in un tradizionalissimo medium di massa, in cui il “microfono” è in mano a una sola persona, sempre la stessa?