Sentite questa. Eva Herman è una famosissima giornalista televisva tedesca. Pochi giorni fa viene invitata in un talk show televisivo per precisare il senso di alcune sue dichiarazioni che avevano destato scalpore e avevano provocato il suo licenziamento dalla prima rete pubblica tedesca, Ard.

Aveva sostenuto che durante il nazismo “c’era anche qualcosa di buono, nei valori, nei bambini, nelle famiglie, nello stare assieme. È stato tutto abolito, non c’è rimasto niente”. Durante il talk show – a cui era stata invitata insieme ad altri tre ospiti – il conduttore le offre l’opportunità di spiegarsi meglio perchè forse era stata mal interpretata. La Herman, invece,  se ne esce con questa frase: “Se non ci è permesso di parlare dei valori della famiglia nazisti, allora non possiamo nemmeno parlare delle autostrade che furono costruite allora e sulle quali ancora guidiamo”. Porteste rumorose del pubblico e degli altri ospiti, letteralmente interedetti.

A questo punto Johannes Kerner, il conduttore del talk show (volto noto della seconda rete pubblica), la guarda e le dice: “Va bene, signora, io le ho dato l’opportunità di spiegarsi. A questo punto però per me la discussione con lei è chiusa. E ora vorrei continuare il mio programma con i miei tre ospiti”. Detto questo la Herman è invitata a lasciare lo studio, cosa che fa immediatamente:

Un paio di anni fa vidi una scena simile durante un dibattito post elettorale. In studio un rappresentante del SPD, uno del CDU, uno dei liberali e uno dell’NPD (partito nazionalista che si ispira al nazismo). Il giornalista inizia a fare le domande agli ospiti. Quando arriva il turno del membro dell’NPD, gli altri tre abbandonano lo studio.

Insomma, si crea il vuoto attorno a chiunque, con modi più o meno diretti, cerchi di rievocare in modo positivo il passato nazista. Con questo passato i tedeschi hanno un rapporto ancora “sanguinante”, fatto di un terribile senso di colpa e di un sacro terrore che quel che è successo possa accadere di nuovo (e una notizia di oggi conferma come questo pericolo sia sempre presente). Si sentono addosso la responsabilità di quello che è accaduto e del fatto che devono impedire si ripeta.

Questo è possibile perchè hanno fatto, e continuano a fare ogni giorno, i conti con il loro passato.

In Italia invece si può invocare la discriminazione etnica a reti unificate, insultare minoranze religiose, rievocare con commozione i bei tempi del ventennio, magari attraverso una scanzonata intervista alla nipote di Mussolini che ci racconta quanto suo nonno fosse affettuoso. Questo è possibile perchè l’Italia non ha mai voluto trovarsi faccia a faccia con le atrocità commesse, per esempio, in nord Africa. Stermini di massa che nessuno, a scuola, impara e nessuno insegna. Pulizie etniche che nessuno ricorda e per cui nessuno prova vergogna. Uso di armi chimiche per cui nessuno ha chiesto scusa.

Anche per questo oggi, in Italia, c’è gente libera di invocare il rombo dei cannoni per gli immigrati, la garrota per i gay e il fuoco per i Rom.

Nell’oblio degli orrori commessi si annida il pericolo del loro riavverarsi.

P.S. Nei prossimi giorni cercherò di utilizzare questo spazio per resistere a questo oblio.

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