In un intervento apparso sul blog di Beppe Grillo, Noam Chomsky (che per me rimane uno dei più importanti pensatori del nostro tempo) interviene sul tema della democrazia partecipata vs. democrazia della rappresentanza.

L’ideale di democrazia partecipata (il cui modello originario si ispira all’agorà della antica Atene aperta a tutti i cittadini) è una visione molto allettante. Rimangono però alcuni ostacoli di fondo. La prima è la questione “quantitativa”: nella Grecia antica coloro che erano considerati “cittadini” erano una ristretta minoranza. Oggi i cittadini di uno stato sono decine di milioni di persone, il che rende l’operazione più complessa. Personalmente, non ritengo questo un ostacolo di per sè insormontabile. Penso che, aiutati dalla tecnologia e da soluzioni istituzionali ben ragionate, ci si potrebbe avvicinare al modello, e  in alcuni contesti locali ci si sta già provando. Ma il problema più grande, a mio avviso, è quello “qualitativo“, riconducibile al controllo degli strumenti di formazione dell’opnione pubblica. Affidare, per esempio, la sopravvivenza di un governo a periodici referendum di “gradimento” potrebbe essere problematico nel momento in cui il controllo e l’accesso agli strumenti di formazione e persuasione dei cittadini rimangono nelle mani di un’oligarchia.

E qui arriviamo al secondo punto toccato da Chomsy, quello dei poteri economici. E’ una delle critiche che ho mosso al V-Day di Grillo in un post di qualche giorno fa. Pur considerando le diversità esistenti tra il sistema politico statunitense e quello italiano, io credo che l’attacco frontale ai politici senza riflettere sui poteri economici di cui sono espressione è come prendersela con la finestra che sbatte invece che con il vento che la fa sbattere. I politici non sono affatto irresponsabili, ma certamente sono condizionati da un livello di potere che l’opinione pubblica difficilmente riesce a vedere.

E’ proprio contro questi luoghi invisibili del potere che si scontrano le aspirazioni alla democrazia diretta.

Guarda l’intervista a Noam Chomsky (da www.beppegrillo.it):