Oggi è il Blog Action Day, a cui Globali ha aderito.

Tema: L’ambiente.

Svolgimento:

Il sociologo inglese Anthony Giddens, verso la fine del suo saggio Le conseguenze della modernità, scrive: “Perchè la diffusione della ragione non ha prodotto un mondo soggetto alle nostre previsioni e al nostro controllo?”. Domanda più che legittima e, ad ascoltarla bene, stupefacente. Nel caso del lavoro (che è sempre più precario e discontinuo, caratterizzato da forme crescenti di sfruttamento), così come nel caso dell’equilibrio ambientale del pianeta: qualcosa non torna. Creiamo esseri umani da una cellula, spediamo robot su Marte, sviluppiamo format televisivi come l’Isola dei Famosi, scriviamo sms con un solo dito e con gli occhi bendati, i nostri messaggi percorrono migliaia di chilometri in frazioni di secondo, ma non riusciamo a estirpare schiavitù, sfruttamento, sopraffazione e non siamo in grado di occuparci del nostro pianeta.

La domanda da porsi allora forse è questa: “Il disastro ambientale a cui stiamo assistendo è davvero una conseguenza non voluta e fuori dal nostro controllo? Oppure le società che hanno prodotto questa situazione, molto più semplicemente, non avevano (non hanno) alcun interesse a tenere sotto controllo quella variabile? Il problema non riguarda solo politici, ambientalisti e scienziati. Riguarda ognuno di noi. Com’è che, ormai consapevoli dei danni forse irreparabili che il nostro sviluppo sta arrecando alla Terra, non sentiamo il bisogno impellente di cambiare i nostri stili di vita e il nostro modo di consumare?

Cos’è che ci rende così insensbili al disastro?

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