Nei giorni in cui si iniziano a contare le ore che mancano alla crisi di governo e alle (probabili) nuove elezioni, Beppe Grillo scrive un post fuori dal mondo in cui, tra l’altro, suggerisce a Prodi di “pubblicare prima le proposte del Consiglio dei Ministri on line, leggere i commenti e poi procedere“. O Grillo abita sulla Luna o non si rende conto che tra un po’ le leggi non le farà Prodi dopo averle pubblicate sul blog di Grillo, ma le farà Berlusconi dopo averle fatte scrivere a Previti. Quanto all’idea di leggere i commenti, è un suggerimento che rivolgo anche a Grillo.

L’oggetto del contendere è la famigerata legge “Levi-Prodi” sull’editoria con annesse accuse di bavaglio ai blog. L’accusa di Grillo è che il governo “ci ha provato”, è stato smascherato e ora fa retromarcia. L’argomentazione a sostegno di tutta la sua critica è che Ricardo Levi sarebbe un “signor Nessuno”. Argomentazione piuttosto fragile che potrebbe essere tranquillamente rigirata contro chiunque, contro di me, contro Grillo, contro il mio fruttivendolo. Oggi lo definisce anche “arzillo vecchietto”, usando una tecnica oratoria un po’ meschina.

Infine, davvero non capisco lo scandalo. C’è una proposta di legge (che è una cosa pubblica). L’opinione (pubblica) l’ha letta e ne è nato un dibattito (pubblico). In Parlamento ci saranno discussioni (pubbliche) in cui ognuno si assumerà la responsabilità. Questa si chiama democrazia, dov’è il complotto? Anche a me non piaceva quella proposta come era formulata e ringrazio chi, tra la società civile, ha sollevato il problema permettendone un miglioramento. Aggiungo che questo è uno dei compiti della società civile, è una sua funzione: non è un’anomalia. Non credo che la classe politica debba occuparsi di tutto al nostro posto. Credo sia normale che la classe politica faccia degli errori e credo sia normale che la società civile li segnali. Ora bisogna continuare a vigilare, certo, ma non capisco questo attacco a testa bassa (oltretutto personale). 

Trovo un po’ più scandaloso, invece, che tre ministri presenti al Consiglio dei Ministri in cui questo provvedimento è stato discusso, ora dicano che “non c’ero, se c’ero non mi sono accorto, se mi sono accorto sono dovuto andare via”. Questo si chiama non assumersi le proprie responsabilità. E, questa sì, è una cosa brutta. Che uno sia un signor Nessuno o un signor Qualcuno, che uno sia un giovane aitante o un arzillo vecchietto, è brutta lo stesso. 

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