C’è chi non perde nè il pelo nè il vizio. Augusto “pinocchiet” Minzolini continua con i suoi retroscena fantapoliciti con l’apparente intento di creare dal nulla profezie senza capo nè coda, nella convinzione che il solo elaborarle possa anche farle avverare (ne parlai già qui e qui). Stiamo parlando sempre dell’ormai famoso “shopping di senatori dell’Unione”, ora al centro anche di un’inchiesta della magistratura.

Nell’articolo di oggi sulla Stampa il nostro Minzolini ci propina ancora le sue sbilenche certezze, riportando come fossero oro colato le dichiarazioni di Berlusconi: “Avevo trovato una decina di senatori che volevano votare contro. Ebbene sono stati pedinati e filmati mentre andavano a casa del leader dell’opposizione. Qualcuno è stato interrogato e intimidito dai pm, con interrogatori di 8 ore. Altri sono stati comprati dallo shopping del governo”. E aggiunge di suo pugno: “(Prodi, D’Alema e Napolitano vogliono) evitare in tutti i modi e con tutti gli strumenti la crisi di governo: l’inchiesta di Napoli nella testa del Cavaliere, ad esempio, ha avuto il solo scopo di intimidire gli scontenti del centro-sinistra, di impedirgli di buttare giù Prodi (…) E tra i consiglieri del Cavaliere c’è chi mette in evidenza un dato: questa storia parte dal palazzo della politica per poi arrivare a quello di giustizia, e non viceversa”.

Il nostro spaccia quindi per vera la ricostruzione del Cavaliere: il Capo aveva convinto una decina di senatori a passare con lui, ma poi forze oscure si sono mosse per rompergli le uova nel paniere. Peccato che sul Corriere di oggi ci sia un’intervista a uno dei dieci presunti transfughi, Pietro Fuda, in cui si legge: “Fuda racconta un episodio che gli è stato riferito da Antonino Randazzo, il senatore eletto in Australia che ha detto di essere stato avvicinato da emissari del centrodestra, persone che per saltare lo steccato gli avrebbero offerto fino a 2 milioni di euro: «Randazzo — racconta Fuda — mi ha detto che nelle intercettazioni in mano alla Procura di Napoli c’è una telefonata fra lui e un tipo di Forza Italia di cui adesso non ricordo il nome. Lui diceva in maniera netta che non aveva nessuna intenzione di passare dall’altra parte, di lasciarlo perdere. Bene, subito dopo quella stessa persona chiama un altro di Forza Italia e gli annuncia che Randazzo è pronto a tradire. La spallata era solo un loro sogno, un sogno costruito sul nulla».

Ecco fatto. Se prendiamo per veritiere queste dichiarazioni, si disegna il seguente quadro: Forza Italia tenta di comprare a suon di promesse e (forse) di milioni alcuni senatori del centro sinistra. Questi declinano l’offerta, ma la gran cassa propagandista deve far trapelare l’informazione opposta, cioè “in molti stanno tradendo” con l’obiettivo, immagino, di convincere gli indecisi. In questo quadro, giornalisti come Minzolini si trasformano in strumento (consapevole o meno non mi interessa) di questa propaganda, veicolando informazioni non veritiere senza sentire il minimo bisogno di verificarle.

Questo andazzo continua ancora oggi, anche se ormai sfiora il ridicolo. Basta leggere una delle frasi conclusive dell’articolo di Agusto “Pinocchiet” riferite all’uomo che nel giro di un mese ha sciolto un partito, ne ha fondato uno nuovo, lo ha sciolto dopo un giorno, ha quindi creato una federazione, ha appoggiato il maggioritario e, dopo poche ore, è diventato proporzionalista, ha dichiarato che l’unica cosa che voleva erano elezioni subito per poi dichiararsi favorevole al dialogo con la maggioranza: “Chi, invece, ha le idee chiare è Berlusconi”.