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La vicenda “liste” di questi giorni ha messo in evidenza un aspetto del berlusconismo di cui sono da tempo convinto.

Berlusconi è un leader carismatico e, come tale, deriva il suo potere dal fatto che in molti lo credono in possesso di doti eccezionali, se non addirittura sovraumane. E’ così per tutti i leader carismatici, da Gesù in poi. La sua legittimità a governare e a gestire il potere deriva cioè dalla convizione che, essendo eccezionalmente abile e capace, sia la persona più adatta e meritevole di guidare il paese. I suoi seguaci (e i suoi elettori) lo continueranno a seguire e a preferire fino a quando Berlusconi dimostrerà di possedere queste doti fuori dal comune. Come tutti i leader carismatici, per evitare che la fede nelle sue capacità venga meno (privandolo quindi della principale fonte di legittimazione) deve continuamente dare prova di queste qualità eccezionali (i successi imprenditoriali, le coppe vinte con il Milan, il milione di posti di lavoro, i rifiuti di Napoli, l’Abruzzo, la potenza sessuale, etc.). La sua popolarità e il suo consenso si basano quasi esclusivamente su questo: i suoi sostenitori lo credono capace di imprese che tutti gli altri giudicano impossibili.

Se quanto detto è vero, appare evidente che per erodere il consenso di cui gode non servirà a nulla continuare a denunciare i suoi metodi autoritari, la sua corruzione e le sue furbizie legislative (come l’ultimo nato: il legittimo impedimento). Anzi, il suo decisionismo eversivo e la sua capacità luciferina di non farsi processare non fanno altro che accrescere la fede nei suoi poteri eccezionali (coloro che, per esempio, hanno accreditato la tesi che l’aggressione di Tartaglia sia frutto di una diabolica regia berlusconiana non hanno fatto altro, in realtà, che esaltarne le capacità sovrannuaturali).

E’ interessante il fatto che il tracollo di consensi di Pdl e Berlusconi (che i sondaggi stanno evidenziando in questi giorni) pare essere attribuibile al fatto che l’elettorato di centrodestra sia rimasto letteralmente scioccato dalla manifestazione di incompetenza dimostrata dai dirigenti Pdl e dalla raffazzonata e inefficace risposta del governo, che ha varato tra mille polemiche un decreto assolutamente inutile, frutto del lavoro di sedicenti, quanto inetti, “esperti legali” del Pdl.

Il fatto di avere un Milioni ha pesato più che avere un Dell’Utri. Anni di leggi ad personam, conflitti di interessi, strappi istituzionali, scandali sessuali nulla hanno potuto, mentre la sciatteria di un sabato mattina all’Ufficio elettorale con la mancata presentazione della lista nei tempi previsti ha provocato un cataclisma. Il partito del “fare” ha mostrato per un attimo il suo vero volto, quello del partito del “non saper fare” e i suoi elettori ne sono rimasti sconvolti.

E’ anche per questo che Prodi ha vinto ben due elezioni contro Berlusconi: perchè lo ha sempre trattato come si merita, da incompetente.

Eccoci qua. Già me li vedo quelli di là, a strillare contro la giustizia ad orologeria. “Guarda caso i giudici di Milano e Roma si mettono a controllare le firme proprio poche settimane prima delle elezioni regionali!”.

Checcivoletefare? I ragazzacci del centrodestra sono fatti così. Sono talmente abituati a pensare che le regole valgano per tutti tranne che per loro, da essere rimasti interdetti difronte alle decisioni di Milano e Roma. Ora può darsi che correranno ai ripari come sanno fare loro. Ma magari non ce la faranno. E allora continueranno a gridare al “vulnus democratico“. Perché sono veramente convinti che far rispettare la legge anche a potenti e prepotenti sia qualcosa di mostruoso, di sbagliato.

Tra qualche giorno, con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, la clandestinità diventa un crimine. Il fatto cioè di essere straniero extracomunitario senza permesso di soggiorno ti trasforma automaticamente in criminale. Un cittadino europeo nella stessa situazione è in regola, un senegalese è un criminale. Qualsiasi persona con un po’ di cervello non può non considerare disumano e crudele un simile provvedimento.

Ma siccome Berlusconi oggi ha detto che con questa legge gli italiani saranno più sicuri, vorrei fare un paio di esempi per dimostrare al nostro premier che si sbaglia: da oggi siamo tutti in pericolo.

Il fatto che la clandestinità sia diventata un reato, comporta l’obbligo di denucia del clandestino da parte di qualsiasi persona incaricata di pubblico servizio (medici, poliziotti, insegnanti, giudici, autisti di mezzi pubblici, etc… al riguardo vedi anche questo mio post). Da questo principio discendono alcune conseguenze devastanti per la salute pubblica, ovvero per la salute di tutti noi, e per la sicurezza delle persone oneste.

Immaginiamo un cittadino marocchino senza permesso di soggiorno che si ammala di una forte influenza. Se si presenta in un pronto soccorso, verrà immediatamente denunciato. Decide così di non andare a farsi vedere da un medico. Non sapendo bene che malattia ha (nessuno medico lo ha visitato), decide di curarsi con una tachipirina e va tranquillamente al suo lavoro utilizzando un metrò. Nel vagone stracarico nell’ora di punta, diffonde il virus tra gli onesti cittadini italiani che, grazie al decreto sicurezza, si beccheranno un bella influenza suina. Grazie Berlusconi, grazie Maroni.

Una cosa del tutto simile può capitare nell’asilo frequentato da vostro figlio e dal figlio di una coppia di immigrati clandestini, che non si fidano a portare il proprio bambino da un pediatra. Così, grazie a Berlusconi e a Maroni, vostro figlio ha da oggi più probabilità di beccarsi pertosse o parotite.

C’è poi il caso di un clandestino che assiste, suo malgrado, a un grave crimine, per esempio un omicidio o uno strupro. Lui ha visto in faccia l’assassino o lo stupratore. Peccato che non si presenterà mai in una stazione di polizia a denunciarlo o in un tribunale a testimoniare per farlo condannare: non è in regola con i documenti e la sua testimonianza non può essere raccolta. Così, grazie a Berlusconi e a Maroni, da oggi avremo più assassini e più stupratori liberi e impuniti.

In compenso nasceranno molti bambini fuori dalle strutture ospedaliere (quale donna clandestina andrà a partorire in un ospedale sapendo di non poter registrare all’anagrafe il proprio bambino il quale verrebbe dato in adozione?) che non verranno registrati all’anagrafe e diventeranno ombre, come i loro genitori. Nascerà una nuova generazione di bambini invisibili privati di ogni diritto, che non potranno frequentare le scuole dell’obbligo e che, di conseguenza, difficilmente impareranno l’italiano e la loro condizione di emarginazione si aggraverà. Con quali conseguenze, secondo voi, per la sicurezza dei nostri amati concittadini italiani?

Sullo stesso tema segnalo il bel post di erreabi.

 

AGGIORNAMENTO:

A Milano, lunedì 6 luglio ore 18 davanti alla Prefettura c’è un presidio contro questa legge vergognosa. Qui tutte le info.

In tutta questa vicenda delle incontrollabili pulsioni sessuali di Berlusconi c’è un aspetto che vorrei richiamare alla vostra attenzione. Se ci fate caso, negli ultimi giorni il ritornello dei berluscones – in primis del nostro mitico direttore del tg1 (di cui mi occupai in tempi non sospetti, qui, qui e qui)- è quello di dire più o meno così: “queste vicende sono ‘gossip’, fatti privati di Berlusconi. Se io non ne parlo nel mio tg, sui miei giornali, nelle mie trasmissioni non è per autocensura ma è perchè non mi faccio dettare la scaletta delle notizie da Repubblica”. Minzolini lo ha detto chiaramente nel suo video editoriale di ieri sera: “sarebbe stato davvero incomprensibile privilegiare polemiche sul gossip nazionale solo per scimmiottare qualche quotidiano o rotocalco“. Le stesse cose le hanno dette esponenti PDL come Lupi, giornalisti de Il Giornale, e altri personaggi del giro.
 
Fateci caso, questo concetto lo stanno ripetendo in tanti, dalle parti di Palazzo Grazioli.
 
E’ molto interessante che questo avvenga, perché dimostra qual è la forza e, al contempo, il tallone di achille del sistema propagandistico berlusconiano. Tale sistema si basa sulla quasi illimitata possibilità di controllare l’agenda del dibattito pubblico. Chi studia i mass media parla di effetto di “agenda setting”: non ti dico che opinione avere su un argomento, ma ti dico su quali argomenti devi farti un’opinione. Governare l’agenda del dibattito politico è un vantaggio enorme, perché sei sempre “sul pezzo”, hai sempre risposte adeguate (risposte verbali, ma anche risposte politiche, atti, decisioni, provvedimenti), e soprattutto induci l’opinione pubblica a non approfondire questioni che potrebbero metterti in difficoltà. In altri termini: giochi perennemente in casa.
 
In queste settimane è avvenuto qualcosa che non capitava da anni: Berlusconi ha dovuto subire un’agenda che non riesce a controllare e che lo danneggia due volte. Da un lato infatti, checché ne possa pensare il becero maschio italico, le sue patetiche prodezze di uomo mostruosamente solo (che effetto gli avrà fatto scoprire – ammettendo che non lo sapesse già – che tutte quelle belle ragazze che venivano alle sue feste erano pagate per stare lì con lui?) lo indeboliscono e, alla lunga, potrebbero essere devastanti. Dall’altro, il fatto che si parli di Noemi e di Patrizia vuol dire che non si parla di altre cose (o se ne parla molto poco). Non si parla, cioè, di cose su cui Berlusconi era abituato a costruire il suo consenso e quindi gli viene a mancare una fonte della sua legittimazione e del suo carisma. L’ormai mitica “ricostruzione dell’Abruzzo” (uno dei più sconci raggiri mediatici della storia) è scomparsa dalle prime pagine; la visita da Obama ci è rimasta mezza giornata; gli stessi esiti elettorali sono già diventate notizie da quinta pagina, solo per fare degli esempi. Berlusconi è inchiodato sul “caso veline” e non riesce ad uscirne.
 
E’ quindi comprensibile lo stupore, il fastidio e la rabbia di chi, tra i berluscones, si ostina a voler ignorare vicende di cui tutto il mondo parla. Perché non è così che erano abituati a lavorare: sono loro, e non Repubblica o chi per lei, a dettare gli argomenti di cui bisogna parlare. Ed è in questi casi che emerge la pochezza di molti spin doctors, avvocati (“utilizzatore finale”… roba da licenziarlo in tronco…) e portavoce che, appena il gioco diventa un pochino più “alla pari”, sbroccano, abituati come sono a giocare in casa in 22 contro 11.
 
Alla lunga è comunque possibile che i berluscones prevalgano e riusciranno a imporre di nuovo i temi più confortevoli per il capo. Potrebbero accadere cose talmente grosse da spazzare via addirittura tanga, tartarughine e notti a pagamento.

Infine. Che io ricordi, l’ultima volta che i berluscones avevano dovuto subire un’agenda dettata da altri era l’estate del 2001. Si stava preparando il G8 di Genova e, soprattutto, il contro vertice. Le sigle riunite intorno al Genoa Social Forum erano riusciti a “bucare” video e giornali, a imporre i loro temi. I giornali parlavano di povertà globale, sviluppo economico equo e sostenibile, revisione delle politiche agricole protezioniste, etc.. La gente iniziava a discutere di questo.
 
Otto anni dopo, la situazione è quella che abbiamo sotto gli occhi. L’imbarazzante evoluzione dell’era berlusconiana ci ha ridotti a questo. Da Susan George a Noemi Letizia.

Le spie non sono simpatiche a nessuno. La riprovazione per i delatori è generale. Il Decreto Schifezza, che la Camera tra poco approverà, obbligherà i pubblici ufficiali e gli incaricati di pubblico servizio che ne vengano a conoscenza, a denunciare gli immigrati privi di regolare documento. Spero che ci sarà una sommossa degli interessati verso una sorta di “obiezione di coscienza”.

In caso contrario, come simbolica ribellione a questa schifezza indegna propongo di organizzare una rete di contro delazione. La cosa potrebbe funzionare così: quando si viene a sapere di qualcuno che ha denunciato un immigrato irregolare, lo si sputtana pubblicamente, additandolo come INFAME. All’uopo, si potrebbe tappezzare il quartiere dove vive la spia con manifesti riportanti la sua foto, il suo nome, la qualifica di “spia”; si potrebbe far girare la stessa foto sui blog, su facebook, etc. Si tratterebbe, in realtà, di un servizio di pubblica utilità; in questo modo anche i suoi conoscenti italiani potranno farsi due conti: ci si può fidare di uno che è pronto a vendere alla polizia un disperato indifeso e senza tutele? Una persona così sarà mica capace, se ne avrà l’occasione, di “vendere” anche il collega, il conoscente, l’amico? Ovvero, se sei un Giuda è meglio che si sappia.

Insomma, chi di delazione ferisce, di delazione perisca. Che ne dite? Il livello di imbarbarimento raggiunto non merita reazioni più sofisticate.

Concludo citando una norma mostruosa contenuta nel Decreto Schifezza, di cui si è parlato poco: in base al decreto che tra poco verrà approvato, le madri irregolari non potranno iscrivere i propri figli all’anagrafe e quelle sprovviste di passaporto non potranno neanche riconoscerli rendendoli così subito adottabili. Chi di voi ha figli, provi a pensare di trovarsi in quella situazione.

Viene fuori che il nostro premier frequenta minorenni e la sua popolarità sembra addirittura aumentare. Se la cosa vi stupisce, vi invito a guardare on line il documentario “Il corpo delle donne”, di Lorella Zanardo e Marco Malfi Chindemi. Dura pochi minuti.

Al termine della visione, non sarete più stupiti. In compenso, proverete vergogna, vi sentirete umiliati e una certa nausea vi terrà compagnia ogni volta che accenderete la televisione.

Se tutto questo non dovesse accadere, siete pronti per condurre Buona Domenica.

Ci sono modi migliori di passare una serata, ma anche peggiori.

Raramente avvenimenti accaduti nella sfera del dibattito pubblico mi hanno sconvolto tanto quanto quello che sta succedendo in questi giorni intorno alla vicenda di Eluana Englaro. I protagonisti di questi ultimi giorni sono senza dubbio il Vaticano e il Governo.

Il Vaticano si trova in una fase di tale delegittimazione internazionale che risulta quasi grottesca l’aura di potenza che, in Italia, lo circonda. Alla guida dello stato cattolico c’è una classe dirigente incompetente, maldestra e pericolosamente superficiale. Prima lo scandalo dei preti pedofili e la sua disastrosa gestione, ora la vicenda dei lefevriani negazionisti: sono solo due esempi del crollo di credibilità del Vaticano agli occhi del mondo, a cui si accompagna una perdita di autorità che prosegue da anni. Sui grandi temi mondiali l’influenza del Papa (non solo di questo ultimo) è praticamente nulla.

Solo in Italia pare che il papato conservi una certa influenza sulla classe dirigente italiana, ma è davvero così? E in ogni caso, che misera autorità morale è mai quella che, storicamente sconfitta su aspetti cruciali (guerre, consumismo, aborto, divorzio, etc.) tenta di prendersi una rivincita ideologica su una vicenda così straziante come quella di Eluana Englaro, dimostrando di non possedere la benché minima pietà per il dramma di un padre, sfruttando cinicamente una storia drammatica per conseguire un successo ideologico?

Qui entra in gioco il secondo attore, Berlusconi e il suo governo. Possibile che in Vaticano siano così stupidi e sprovveduti da non vedere che la Chiesa stessa è, in questa vicenda, strumentalizzata dal governo? Credono forse, Ratzinger e Bertone, che Berlusconi si stia muovendo in questo modo mosso dal desiderio di far trionfare ideologia e valori cattolici? Non si accorgono del macabro opportunismo di un leader politico che sfrutta questa vicenda per porre sul tappeto ciò che realmente gli interessa? Non il testamento biologico, non la ‘salvaguardia della vita’, non i valori cattolici, ma il ben più determinante potere di veto del Presidente della Repubblica che, nella visione berlusconiana della politica, costituisce un insopportabile ostacolo all’azione del potere esecutivo. Non si accorgono, Bertone e il Papa, che Berlusconi sarebbe disposto a sacrificare qualsiasi cosa, anche il Vaticano, pur di annichilire gli organi di controllo che costituiscono un argine al suo potere assoluto, pur di abbattare i vincoli costituzionali che ancora riescono a limitarlo?

Ma al di là di tutto questo, restano i gesti, le parole, le oscene dichiarazioni che mi hanno nauseato. Gli insulti al padre di Eluana Englaro (Berlusconi: “Sembra quasi che ci si voglia liberare di un fastidio”; cardinale Barragan: “è un omicidio, vogliono far morire quella povera ragazza di fame e di sete, esporla a una agonia lunga e crudele”), la necrofilia (Berlusconi: “Eluana potrebbe generare dei figli”), la disgustosa ipocrisia di un parlamento che in oltre due anni non è stato capace di legiferare e che ora, nel mezzo del protocollo avviato a Udine, si mobilita “in nome della vita” (dopo aver votato una legge che, di fatto, nega l’assistenza sanitaria agli immigrati irregolari). E ancora, fondamentalisti cattolici che urlano all’ambulanza che la trasporta a Udine “Eluana svegliati, ti vogliono ammazzare”, giornalisti televisivi che cannibalizzano il dolore privato di una famiglia con la minuziosa descrizione della “morte per fame e per sete, non sappiamo con quali atroci sofferenze”.

Non ho mai personalmente assistito a nulla di così cinico e disumano. E devo ammettere di provare vergogna per questo paese sempre più mostruoso e senza cuore.

Con Brunetta che dice, a proposito degli statali, “colpirne uno per educarne cento”. Con Maroni che vuole arrestare tutti i clandestini e La Russa che propone di usare a tal fine anche l’esercito. Con Schifani che querela Travaglio per aver raccontato dei fatti della sua vita talmente vergognosi che il solo raccontarli rappresenta, evidentemente, un’offesa. Con Tremonti che dice che non c’è nessun tesoretto, salvo utilizzarlo per eliminare l’Ici.

Nei confronti di questa bella banda di lord e bravi ragazzi il Pd si appresta a fare una opposizione “costruttiva”. Inizia a passare il refrain del “sono stati votati, ora vediamo cosa sono capaci di fare” (ma vi ricordate durante i mesi del governo Prodi cosa diceva del governo l’allora opposizione?). E per far vedere quanto sono costruttivi, davanti a un Travaglio che cita fatti piuttosto sconcertanti sul presidente del Senato, invece di chiedere conto a quest’ultimo, si legittima una futura epurazione dello stesso dalle reti televisive nazionali.

La Brigate Rozze hanno dei nuovi fiancheggiatori: le Brigate Ombra.

La dimensione del disastro elettorale è talmente grande che è difficile decidere da dove cominicare. Forse dal “narcisismo” e dall’ “ambizione” che Nando dalla Chiesa identifica tra i “démoni della sinistra” nel suo post odierno.
 
Per curiosità – e per farmi un po’ del male – sono andato a rileggere alcuni articoli di cronaca politica risalenti a poco più di quattro mesi fa. Era la metà del dicembre 2007. Berlusconi sembrava politicamente finito. Fini e Casini gli si erano rivoltati contro e stavano lavorando a una intesa An-Udc. Fini definiva Berlusconi “un pagliaccio” e Berlusconi definiva la sua stessa coalizione un “ectoplasma”.
Negli stessi giorni, tuttavia, Nicola Latorre (pezzo grosso del Pd) rilasciava un’intervista in cui dichiarava perentorio: “nessuno discuta più: con il Cavaliere si tratta”. Era l’inizio della fine…
 
Oggi ci ritroviamo nella situazione che conosciamo, grazie anche alla tanto vituperata legge elettorale di Calderoli (vi ricordate? “Con questa legge non è possibile alcuna maggioranza!”, “Questa legge non garantisce la governabilità!”… andate a vedere i senatori di vantaggio su cui oggi può contare la destra e rabbrividite…).
 
E pensare che proprio sulla riforma di questa legge elettorale si è innestata la crisi del governo Prodi: la scelta suicida del Pd di trattare con Berlusconi una legge elettorale che facesse fuori i piccoli partiti (tra parentesi, che bisogno c’era di una nuova legge elettorale dato che quella attuale ha svolto egregiamente questo compito?) ha certamente contribuito all’instabilità della coalizione di centro sinistra fino a spingere Mastella a rompere. Altro che “sinistra radicale irresponsabile”…
 
In più, anche se confesso di aver pensato per un certo periodo che la campagna elettorale di Veltroni fosse efficace, mi sono reso conto che passare due mesi a sparare a zero contro il governo Prodi di cui il tuo partito è stato il maggior “azionista” è una strategia quanto meno bizzarra. Ancora una volta la sinistra italiana si è dimostrata succube rispetto al “rumore di fondo” diffuso dai mass media, che davano il governo Prodi in crisi di credibilità (“il peggior governo della storia repubblicana”… figurarsi…). Invece di contrastare questa tendenza rivendicando il lavoro fatto, il Pd, fin da prima della campagna elettorale, ha rincorso e accarezzato questo scontento, illudendosi di incassare qualche dividendo in termini di consenso.
 
Il problema dell’Italia di oggi è che non esiste più una classe dirigente capace di interpretare il bisogno di giustizia sociale, di difesa e di espansione dei diritti. La sconfitta è più che culturale: è psicologica, cognitiva. I leader del centro sinistra non sono più nemmeno in grado di “pensare” cose di sinistra. Pensano cose di destra. E chi, nelle tantissime realtà sociali presenti nella “società civile” ancora pensa e mette in pratica cose di sinistra non ha più le parole o la voce per esprimerle.
 
Quando la sinistra parla di immigrazione, dice cose tipo “gli immigrati ci fanno comodo, fanno i lavori che noi non vogliamo più fare”; oppure “i nostri imprenditori hanno bisogno di manodopera a basso costo”. Cosa c’è di più razzista? Questo quando non si invocano addirittura espulsioni di massa e rastrellamenti dei campi rom. Sembra paradossale, ma una volta ho sentito Rosy Mauro, la sindacalista della Lega, dire che gli immigrati che vengono a lavorare in Italia dovrebbero avere gli stessi diritti e gli stessi stipendi dei lavoratori italiani… Ancora, quando la Moratti a Milano ha deliberato che i figli dei clandestini non hanno accesso agli asili nido, avremmo dovuto fare le barricate con lo slogan “non toccare i bambini“: cosa c’è di più immediato, sacrosanto e comprensibile, persino in una città ostile come Milano?
 
Si è persa per strada l’idea di fondo, quella che secondo me distingue la sinistra dalla destra. La sinistra è tale quando propone un allargamento dei diritti. La “nostra” destra invece, spaccia diritti per privilegi e si adopera attivamente per restringere i primi e affermare i secondi.
Ora, come dicono tutti, bisognerebbe “tornare tra la gente”. Lo dico anche in modo autocritico, dato che da anni non partecipo a una riunione di un comitato, non faccio più un volantinaggio o cose del genere. Ma tornare tra la gente ha un senso se si ha chiara in testa una visione di società. Tornare tra la gente non per seguire l’onda (tanti complimenti alla Lega, ma è facile raccogliere consensi assecondando gli istinti più beceri ed egoistici), ma per capire un po’ di più chi sono i nostri vicini, chi è e cosa pensa la gente che ci vive accanto, e quindi, soprattutto, iniziare un’opera di capillare diffusione di un nuovo senso comune, da far sedimentare con pazienza, giorno dopo giorno, lotta dopo lotta. 
 
Perchè se due gay si potessero sposare, sarebbe un’occasione in più per fare una festa, senza che nessuno ci rimetta. Perchè se le nostre strade sono insicure, sarebbe più divertente ripopolarle con concerti e mercatini piuttosto che vedere padani incazzati con i bastoni. Perchè se gli affitti sono alle stelle, bisognerebbe calmierare i prezzi come si fa con i farmaci, piuttosto che escludere i non-lombardi dalle graduatorie per le case popolari. Perchè se un’azienda assume un lavoratore precario, deve monetizzare – con uno stipendio più alto – il vantaggio di poterlo licenziare quando vuole.
 
Ma la premessa di tutto è ritrovarsi attorno a valori forti, di cui non vergognarsi, da sbandierare e difendere in ogni discussione al bar, in ufficio, nel luogo di lavoro. Da rivendicare con orgoglio e fermezza. Recuperando, magari, anche quello sguardo globale che, nel luglio 2001, fece sì che le mobilitazioni per il G8 di Genova portassero sulle prime pagine dei giornali i temi della redistribuzione delle richezze nel mondo, della possibilità di modelli di sviluppo più giusti e sostenibili.
 
La dimensione del disastro è talmente profonda che, quanto meno, apre un sacco di spazio per agire. Ora che nel Pd alcuni invocano l’alleanza con l’Udc di Cuffaro, alla sinistra del partito di Veltroni si sta aprendo una voragine di opportunità. L’opacità e la mancanza di identità del Pd aprono un’autostrada per chiunque sia in grado di proporre un’idea di sinistra concentrata sui bisogni e sui sogni, sulla rabbia e sulla voglia di sperare di tanta gente.

Stile 1 – Silvio Berlusconi è stato assolto per l’ennesima volta in uno dei tanti processi ad orologeria celebrati contro di lui.

Stile 2 – Si è concluso con un’assoluzione piena il processo Sme contro Silvio Berlusconi.

Stile 3 – Silvio Berlusconi è stato assolto nel processo Sme perchè il fatto contestato non costituisce reato.

Stile 4 – Silvio Berlusconi è stato assolto nel processo Sme perchè il fatto contestato non costituisce più reato.

Stile 5 – Silvio Berlusconi è stato assolto dal reato di falso in bilancio. Tale reato è stato depenalizzato nel 2002.

Stile 6 – Silvio Berlusconi è stato assolto dal reato di falso in bilancio. Tale reato è stato depenalizzato nel 2002 dal governo di centrodestra.

Stile 7 – Silvio Berlusconi è stato assolto dal reato di falso in bilancio. Tale reato è stato depenalizzato nel 2002 dal governo Berlusconi. 

Stile 8 – Dopo essere stato indagato per falso in bilancio, Berlusconi, in qualità di capo del governo, fece approvare una legge per depenalizzare tale reato. In virtù di quella decisione presa dal premier Berlusconi, oggi il tribunale di Milano ha stabilito che l’imputato Berlusconi non è più condannabile.

Mi gettano nello sconforto le dichiarazioni di questi giorni di alcuni esponenti del centro sinistra, del Pd in particolare. Quando sento dire che “serve un governo istituzionale per fare la nuova legge elettorale” mi chiedo: ma è davvero la cosa più urgente? La risposta, ovviamente, è “no”. Perchè la cosa davvero urgente sarebbe un’altra: la legge sul conflitto di interessi e sul sistema radiotelevisivo.

Per l’ennesima volta il centro sinistra al governo non è stato in grado di farla. E per l’ennesima volta andremo alle elezioni non tanto con una legge elettorale pessima, quanto con un candidato alla presidenza del consiglio proprietario di mezzo sistema televisivo nazionale e con notevoli infiltrazioni nell’altra metà, come le cronache dei mesi scorsi ci hanno raccontato.

Quello che servirebbe, quindi, è un governo con un solo punto in programma, IL punto di programma per cui moltissime persone hanno votato l’Unione nel 2006: risolvere il conflitto di interessi.

Il fatto che a 14 anni dalla entrata in politica (anzi “discesa”, come la chiama lui) di Silvio Berlusconi chiedere di risolvere questo problema suoni pura provocazione e ipotesi di accademia è l’indice di come ci siamo ridotti.

In questo paese, infatti, ci sono solo due entità che non vogliono ammettere quanto sia urgente risolvere il conflitto di intressi: Berlusconi e i dirigenti del centro sinistra.

Dunque. Abbiamo un Papa che fa le adunate di piazza, spalleggiato da Ruini e Bagnasco che attaccano frontalmente il governo italiano. Abbiamo un presidente della Regione Sicilia, Cuffaro, condannato a 5 anni in primo grado per aver favorito dei mafiosi che festeggia e riceve i complimenti da Berlusconi e Casini. Abbiamo un ex ministro della Giustizia, Mastella, indagato per fatti di una certa rilevanza che decide, in virtù della sua condizione di indagato, di far cadere un governo. Poi abbiamo un ex presidente del consiglio, Berlusconi, accusato di aver piazzato attrici e attricette in cambio di voti in Senato. Ancora, abbiamo una tv pubblica gestita da manager e direttori che concordano palinsesti e notizie con l’azienda privata concorrente (di proprietà del capo dell’opposizione).

Questo il quadro dentro cui andrà in scena la crisi di governo di un paese sfigurato, con un uomo politico, Romano Prodi, che verrà con ogni probabilità macellato e fatto a pezzi da riformisti, piduisti, mafiosi, massoni, opportunisti, clerical papisti proprio nel momento in cui, per la prima volta nella storia italiana, un governo stava conducendo una battaglia seria contro evasori fiscali, Cosa Nostra, speculatori finanziari.

E così, quando il Senato negherà la fiducia al governo Prodi, già vedo nella mia testa l’immagine di commercialisti fraudolenti stappare bottiglie insieme ai loro clienti arricchitisi sulle spalle nostre, capi cosca mangiarsi un cannolo, Dini domandarsi com’è essersela presa nel culo, direttori di rete-papponi festeggiare stuprando future vallette e cardinali scaldare impacchi di prezzemolo…

“Filiale e totale vicinanza al proprio vescovo, il Papa” è stata espressa dal cardinale Camillo Ruini a nome della diocesi di Roma “in questa circostanza, che colpisce tanto dolorosamente tutta la nostra città”. Ruini invita “tutti i fedeli ma anche tutti i romani a manifestare questi sentimenti” partecipando domenica prossima in Piazza San Pietro alla recita dell’Angelus. (da repubblica.it, 16/01/08 h.  10.54)

“Anche per dimostrare il loro affetto al Presidente Berlusconi, più di 5000 Azzurri saliranno sabato prossimo 2 dicembre sugli oltre 100 pullman organizzati dal Coordinamento regionale di Forza Italia dell’Emilia Romagna per partecipare, a Roma, alla manifestazione contro la finanziaria del Governo Prodi.  […] Sono tantissimi i cittadini che in queste ore hanno chiamato per avere informazioni sul leader della Casa delle Libertà e per inviargli gli auguri”. (Forza Italia E-R News,  n. 122, 28/11/2006, due giorni dopo il malore che ha colto Berlusconi a Montecatini)

Poi, tutti a Ceppaloni per stringerci attorno ai Mastella.

Mi sconcerta il fatto che quando si parla del “declino dell’Italia” si chiami in causa il governo Prodi e la sua traballante maggioranza. Possibile che nessuno colleghi questo declino al fatto che il nostro paese per cinque anni è stato governato da uno che compra i senatori avversari facendo piazzare amichette e vallette in Rai e che di tanto in tanto “chiede di donne” a Saccà “per sollevare il morale del Capo”? Da uno che, per stessa ammissione dei suoi alleati, ha pensato più ai propri interessi personali che a quelli generali? Cosa deve ancora succedere, e cosa ancora dobbiamo scoprire per avere chiaro che razza di gente era quella ha governato fino al 2006, le cui malefatte paghiamo e pagheremo per i prossimi anni?

C’è chi non perde nè il pelo nè il vizio. Augusto “pinocchiet” Minzolini continua con i suoi retroscena fantapoliciti con l’apparente intento di creare dal nulla profezie senza capo nè coda, nella convinzione che il solo elaborarle possa anche farle avverare (ne parlai già qui e qui). Stiamo parlando sempre dell’ormai famoso “shopping di senatori dell’Unione”, ora al centro anche di un’inchiesta della magistratura.

Nell’articolo di oggi sulla Stampa il nostro Minzolini ci propina ancora le sue sbilenche certezze, riportando come fossero oro colato le dichiarazioni di Berlusconi: “Avevo trovato una decina di senatori che volevano votare contro. Ebbene sono stati pedinati e filmati mentre andavano a casa del leader dell’opposizione. Qualcuno è stato interrogato e intimidito dai pm, con interrogatori di 8 ore. Altri sono stati comprati dallo shopping del governo”. E aggiunge di suo pugno: “(Prodi, D’Alema e Napolitano vogliono) evitare in tutti i modi e con tutti gli strumenti la crisi di governo: l’inchiesta di Napoli nella testa del Cavaliere, ad esempio, ha avuto il solo scopo di intimidire gli scontenti del centro-sinistra, di impedirgli di buttare giù Prodi (…) E tra i consiglieri del Cavaliere c’è chi mette in evidenza un dato: questa storia parte dal palazzo della politica per poi arrivare a quello di giustizia, e non viceversa”.

Il nostro spaccia quindi per vera la ricostruzione del Cavaliere: il Capo aveva convinto una decina di senatori a passare con lui, ma poi forze oscure si sono mosse per rompergli le uova nel paniere. Peccato che sul Corriere di oggi ci sia un’intervista a uno dei dieci presunti transfughi, Pietro Fuda, in cui si legge: “Fuda racconta un episodio che gli è stato riferito da Antonino Randazzo, il senatore eletto in Australia che ha detto di essere stato avvicinato da emissari del centrodestra, persone che per saltare lo steccato gli avrebbero offerto fino a 2 milioni di euro: «Randazzo — racconta Fuda — mi ha detto che nelle intercettazioni in mano alla Procura di Napoli c’è una telefonata fra lui e un tipo di Forza Italia di cui adesso non ricordo il nome. Lui diceva in maniera netta che non aveva nessuna intenzione di passare dall’altra parte, di lasciarlo perdere. Bene, subito dopo quella stessa persona chiama un altro di Forza Italia e gli annuncia che Randazzo è pronto a tradire. La spallata era solo un loro sogno, un sogno costruito sul nulla».

Ecco fatto. Se prendiamo per veritiere queste dichiarazioni, si disegna il seguente quadro: Forza Italia tenta di comprare a suon di promesse e (forse) di milioni alcuni senatori del centro sinistra. Questi declinano l’offerta, ma la gran cassa propagandista deve far trapelare l’informazione opposta, cioè “in molti stanno tradendo” con l’obiettivo, immagino, di convincere gli indecisi. In questo quadro, giornalisti come Minzolini si trasformano in strumento (consapevole o meno non mi interessa) di questa propaganda, veicolando informazioni non veritiere senza sentire il minimo bisogno di verificarle.

Questo andazzo continua ancora oggi, anche se ormai sfiora il ridicolo. Basta leggere una delle frasi conclusive dell’articolo di Agusto “Pinocchiet” riferite all’uomo che nel giro di un mese ha sciolto un partito, ne ha fondato uno nuovo, lo ha sciolto dopo un giorno, ha quindi creato una federazione, ha appoggiato il maggioritario e, dopo poche ore, è diventato proporzionalista, ha dichiarato che l’unica cosa che voleva erano elezioni subito per poi dichiararsi favorevole al dialogo con la maggioranza: “Chi, invece, ha le idee chiare è Berlusconi”.

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