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Qualche settimana fa, a Milano, su un autobus. Il traffico del centro è più congestionato del solito a causa di una manifestazione di protesta di alcuni rifugiati politici e richiedenti asilo, sgomberati il giorno prima dalle loro abitazioni.

Una signora accanto a me inizia la litania: “Ecco, questi qui ora ci bloccano anche le strade! Vengono qui, e vogliono avere tutto, anche una casa! E agli italiani chi ci pensa?“. La signora raccoglie immediatamente consensi e cenni di approvazione da parte di altri passeggeri che producono una eco, anzi un’onda di frasi e mezze frasi di condanna per i manifestanti stranieri. In molti restano in silenzio. Io non resisto: “Signora, ma cosa sta dicendo? Sono rifugiati politici, scappano da guerre, persecuzioni e massacri. Il minimo che possiamo fare è garantire loro una casa“. La signora è un po’ stupita dalla mia reazione. Aveva detto una cosa di tale buon senso, talmente in voga e sulla bocca di tanti politici, quotidianamente ripetuta in talk show, programmi televisivi del mattino e del pomeriggio… Così mi ribatte un po’ imbarazzata: “Eh, sì, gliela daranno la casa… vedrà”. “Lo spero proprio”, concludo io.

Nessuno dei fan della signora ritiene di dover intervenire. Molti passeggeri mi lanciano uno sguardo di gratitudine e l’eco dei vari “agli italiani chi ci pensa” o “vengono qui e vogliono fare i padroni” si spegne in un istante.

Quella che è andata in scena, senza che lo avessi previsto, è stata una piccola battaglia, una lotta per il potere, anzi, per l’egemonia culturale. Detta in termini sociologici, per qualche secondo ho rotto la “spirale del silenzio”.

La teoria della spirale del silenzio fu sviluppata dalla sociologa tedesca Elisabeth Noelle-Neumann negli anni ’70 e spiega egregiamente perché la signora era tanto stupita dalla mia reazione…

Il tema è un po’ articolato, e rimando un breve approfondimento al prossimo post, in cui avanzerò anche un piccola proposta di resistenza civile.

In tutta questa vicenda delle incontrollabili pulsioni sessuali di Berlusconi c’è un aspetto che vorrei richiamare alla vostra attenzione. Se ci fate caso, negli ultimi giorni il ritornello dei berluscones – in primis del nostro mitico direttore del tg1 (di cui mi occupai in tempi non sospetti, qui, qui e qui)- è quello di dire più o meno così: “queste vicende sono ‘gossip’, fatti privati di Berlusconi. Se io non ne parlo nel mio tg, sui miei giornali, nelle mie trasmissioni non è per autocensura ma è perchè non mi faccio dettare la scaletta delle notizie da Repubblica”. Minzolini lo ha detto chiaramente nel suo video editoriale di ieri sera: “sarebbe stato davvero incomprensibile privilegiare polemiche sul gossip nazionale solo per scimmiottare qualche quotidiano o rotocalco“. Le stesse cose le hanno dette esponenti PDL come Lupi, giornalisti de Il Giornale, e altri personaggi del giro.
 
Fateci caso, questo concetto lo stanno ripetendo in tanti, dalle parti di Palazzo Grazioli.
 
E’ molto interessante che questo avvenga, perché dimostra qual è la forza e, al contempo, il tallone di achille del sistema propagandistico berlusconiano. Tale sistema si basa sulla quasi illimitata possibilità di controllare l’agenda del dibattito pubblico. Chi studia i mass media parla di effetto di “agenda setting”: non ti dico che opinione avere su un argomento, ma ti dico su quali argomenti devi farti un’opinione. Governare l’agenda del dibattito politico è un vantaggio enorme, perché sei sempre “sul pezzo”, hai sempre risposte adeguate (risposte verbali, ma anche risposte politiche, atti, decisioni, provvedimenti), e soprattutto induci l’opinione pubblica a non approfondire questioni che potrebbero metterti in difficoltà. In altri termini: giochi perennemente in casa.
 
In queste settimane è avvenuto qualcosa che non capitava da anni: Berlusconi ha dovuto subire un’agenda che non riesce a controllare e che lo danneggia due volte. Da un lato infatti, checché ne possa pensare il becero maschio italico, le sue patetiche prodezze di uomo mostruosamente solo (che effetto gli avrà fatto scoprire – ammettendo che non lo sapesse già – che tutte quelle belle ragazze che venivano alle sue feste erano pagate per stare lì con lui?) lo indeboliscono e, alla lunga, potrebbero essere devastanti. Dall’altro, il fatto che si parli di Noemi e di Patrizia vuol dire che non si parla di altre cose (o se ne parla molto poco). Non si parla, cioè, di cose su cui Berlusconi era abituato a costruire il suo consenso e quindi gli viene a mancare una fonte della sua legittimazione e del suo carisma. L’ormai mitica “ricostruzione dell’Abruzzo” (uno dei più sconci raggiri mediatici della storia) è scomparsa dalle prime pagine; la visita da Obama ci è rimasta mezza giornata; gli stessi esiti elettorali sono già diventate notizie da quinta pagina, solo per fare degli esempi. Berlusconi è inchiodato sul “caso veline” e non riesce ad uscirne.
 
E’ quindi comprensibile lo stupore, il fastidio e la rabbia di chi, tra i berluscones, si ostina a voler ignorare vicende di cui tutto il mondo parla. Perché non è così che erano abituati a lavorare: sono loro, e non Repubblica o chi per lei, a dettare gli argomenti di cui bisogna parlare. Ed è in questi casi che emerge la pochezza di molti spin doctors, avvocati (“utilizzatore finale”… roba da licenziarlo in tronco…) e portavoce che, appena il gioco diventa un pochino più “alla pari”, sbroccano, abituati come sono a giocare in casa in 22 contro 11.
 
Alla lunga è comunque possibile che i berluscones prevalgano e riusciranno a imporre di nuovo i temi più confortevoli per il capo. Potrebbero accadere cose talmente grosse da spazzare via addirittura tanga, tartarughine e notti a pagamento.

Infine. Che io ricordi, l’ultima volta che i berluscones avevano dovuto subire un’agenda dettata da altri era l’estate del 2001. Si stava preparando il G8 di Genova e, soprattutto, il contro vertice. Le sigle riunite intorno al Genoa Social Forum erano riusciti a “bucare” video e giornali, a imporre i loro temi. I giornali parlavano di povertà globale, sviluppo economico equo e sostenibile, revisione delle politiche agricole protezioniste, etc.. La gente iniziava a discutere di questo.
 
Otto anni dopo, la situazione è quella che abbiamo sotto gli occhi. L’imbarazzante evoluzione dell’era berlusconiana ci ha ridotti a questo. Da Susan George a Noemi Letizia.

Viene fuori che il nostro premier frequenta minorenni e la sua popolarità sembra addirittura aumentare. Se la cosa vi stupisce, vi invito a guardare on line il documentario “Il corpo delle donne”, di Lorella Zanardo e Marco Malfi Chindemi. Dura pochi minuti.

Al termine della visione, non sarete più stupiti. In compenso, proverete vergogna, vi sentirete umiliati e una certa nausea vi terrà compagnia ogni volta che accenderete la televisione.

Se tutto questo non dovesse accadere, siete pronti per condurre Buona Domenica.

Ci sono modi migliori di passare una serata, ma anche peggiori.

Bossi: “Nelle scuole del Nord troppi professori meridionali”.
Il Pd: “Senza insegnanti del Sud, la nostra scuola chiuderebbe”
 
Ci sono lavori umili e sottopagati che i settentrionali non vogliono più fare…

Con Brunetta che dice, a proposito degli statali, “colpirne uno per educarne cento”. Con Maroni che vuole arrestare tutti i clandestini e La Russa che propone di usare a tal fine anche l’esercito. Con Schifani che querela Travaglio per aver raccontato dei fatti della sua vita talmente vergognosi che il solo raccontarli rappresenta, evidentemente, un’offesa. Con Tremonti che dice che non c’è nessun tesoretto, salvo utilizzarlo per eliminare l’Ici.

Nei confronti di questa bella banda di lord e bravi ragazzi il Pd si appresta a fare una opposizione “costruttiva”. Inizia a passare il refrain del “sono stati votati, ora vediamo cosa sono capaci di fare” (ma vi ricordate durante i mesi del governo Prodi cosa diceva del governo l’allora opposizione?). E per far vedere quanto sono costruttivi, davanti a un Travaglio che cita fatti piuttosto sconcertanti sul presidente del Senato, invece di chiedere conto a quest’ultimo, si legittima una futura epurazione dello stesso dalle reti televisive nazionali.

La Brigate Rozze hanno dei nuovi fiancheggiatori: le Brigate Ombra.

Stile 1 – Silvio Berlusconi è stato assolto per l’ennesima volta in uno dei tanti processi ad orologeria celebrati contro di lui.

Stile 2 – Si è concluso con un’assoluzione piena il processo Sme contro Silvio Berlusconi.

Stile 3 – Silvio Berlusconi è stato assolto nel processo Sme perchè il fatto contestato non costituisce reato.

Stile 4 – Silvio Berlusconi è stato assolto nel processo Sme perchè il fatto contestato non costituisce più reato.

Stile 5 – Silvio Berlusconi è stato assolto dal reato di falso in bilancio. Tale reato è stato depenalizzato nel 2002.

Stile 6 – Silvio Berlusconi è stato assolto dal reato di falso in bilancio. Tale reato è stato depenalizzato nel 2002 dal governo di centrodestra.

Stile 7 – Silvio Berlusconi è stato assolto dal reato di falso in bilancio. Tale reato è stato depenalizzato nel 2002 dal governo Berlusconi. 

Stile 8 – Dopo essere stato indagato per falso in bilancio, Berlusconi, in qualità di capo del governo, fece approvare una legge per depenalizzare tale reato. In virtù di quella decisione presa dal premier Berlusconi, oggi il tribunale di Milano ha stabilito che l’imputato Berlusconi non è più condannabile.

Mi gettano nello sconforto le dichiarazioni di questi giorni di alcuni esponenti del centro sinistra, del Pd in particolare. Quando sento dire che “serve un governo istituzionale per fare la nuova legge elettorale” mi chiedo: ma è davvero la cosa più urgente? La risposta, ovviamente, è “no”. Perchè la cosa davvero urgente sarebbe un’altra: la legge sul conflitto di interessi e sul sistema radiotelevisivo.

Per l’ennesima volta il centro sinistra al governo non è stato in grado di farla. E per l’ennesima volta andremo alle elezioni non tanto con una legge elettorale pessima, quanto con un candidato alla presidenza del consiglio proprietario di mezzo sistema televisivo nazionale e con notevoli infiltrazioni nell’altra metà, come le cronache dei mesi scorsi ci hanno raccontato.

Quello che servirebbe, quindi, è un governo con un solo punto in programma, IL punto di programma per cui moltissime persone hanno votato l’Unione nel 2006: risolvere il conflitto di interessi.

Il fatto che a 14 anni dalla entrata in politica (anzi “discesa”, come la chiama lui) di Silvio Berlusconi chiedere di risolvere questo problema suoni pura provocazione e ipotesi di accademia è l’indice di come ci siamo ridotti.

In questo paese, infatti, ci sono solo due entità che non vogliono ammettere quanto sia urgente risolvere il conflitto di intressi: Berlusconi e i dirigenti del centro sinistra.

C’è chi non perde nè il pelo nè il vizio. Augusto “pinocchiet” Minzolini continua con i suoi retroscena fantapoliciti con l’apparente intento di creare dal nulla profezie senza capo nè coda, nella convinzione che il solo elaborarle possa anche farle avverare (ne parlai già qui e qui). Stiamo parlando sempre dell’ormai famoso “shopping di senatori dell’Unione”, ora al centro anche di un’inchiesta della magistratura.

Nell’articolo di oggi sulla Stampa il nostro Minzolini ci propina ancora le sue sbilenche certezze, riportando come fossero oro colato le dichiarazioni di Berlusconi: “Avevo trovato una decina di senatori che volevano votare contro. Ebbene sono stati pedinati e filmati mentre andavano a casa del leader dell’opposizione. Qualcuno è stato interrogato e intimidito dai pm, con interrogatori di 8 ore. Altri sono stati comprati dallo shopping del governo”. E aggiunge di suo pugno: “(Prodi, D’Alema e Napolitano vogliono) evitare in tutti i modi e con tutti gli strumenti la crisi di governo: l’inchiesta di Napoli nella testa del Cavaliere, ad esempio, ha avuto il solo scopo di intimidire gli scontenti del centro-sinistra, di impedirgli di buttare giù Prodi (…) E tra i consiglieri del Cavaliere c’è chi mette in evidenza un dato: questa storia parte dal palazzo della politica per poi arrivare a quello di giustizia, e non viceversa”.

Il nostro spaccia quindi per vera la ricostruzione del Cavaliere: il Capo aveva convinto una decina di senatori a passare con lui, ma poi forze oscure si sono mosse per rompergli le uova nel paniere. Peccato che sul Corriere di oggi ci sia un’intervista a uno dei dieci presunti transfughi, Pietro Fuda, in cui si legge: “Fuda racconta un episodio che gli è stato riferito da Antonino Randazzo, il senatore eletto in Australia che ha detto di essere stato avvicinato da emissari del centrodestra, persone che per saltare lo steccato gli avrebbero offerto fino a 2 milioni di euro: «Randazzo — racconta Fuda — mi ha detto che nelle intercettazioni in mano alla Procura di Napoli c’è una telefonata fra lui e un tipo di Forza Italia di cui adesso non ricordo il nome. Lui diceva in maniera netta che non aveva nessuna intenzione di passare dall’altra parte, di lasciarlo perdere. Bene, subito dopo quella stessa persona chiama un altro di Forza Italia e gli annuncia che Randazzo è pronto a tradire. La spallata era solo un loro sogno, un sogno costruito sul nulla».

Ecco fatto. Se prendiamo per veritiere queste dichiarazioni, si disegna il seguente quadro: Forza Italia tenta di comprare a suon di promesse e (forse) di milioni alcuni senatori del centro sinistra. Questi declinano l’offerta, ma la gran cassa propagandista deve far trapelare l’informazione opposta, cioè “in molti stanno tradendo” con l’obiettivo, immagino, di convincere gli indecisi. In questo quadro, giornalisti come Minzolini si trasformano in strumento (consapevole o meno non mi interessa) di questa propaganda, veicolando informazioni non veritiere senza sentire il minimo bisogno di verificarle.

Questo andazzo continua ancora oggi, anche se ormai sfiora il ridicolo. Basta leggere una delle frasi conclusive dell’articolo di Agusto “Pinocchiet” riferite all’uomo che nel giro di un mese ha sciolto un partito, ne ha fondato uno nuovo, lo ha sciolto dopo un giorno, ha quindi creato una federazione, ha appoggiato il maggioritario e, dopo poche ore, è diventato proporzionalista, ha dichiarato che l’unica cosa che voleva erano elezioni subito per poi dichiararsi favorevole al dialogo con la maggioranza: “Chi, invece, ha le idee chiare è Berlusconi”.

Oggi ho letto dei dati interessanti sul blog di Beppe Grillo. Riguardano i quantitativi di petrolio estratti dall’area del Golfo Persico. Dai dati emerge che, nei prossimi anni, il controllo di quell’area sarà ancora più strategico che in passato, dato vi sarà estratto il 30% del fabbisogno mondiale.

Non ho capito cosa pensi Grillo (non l’ho capito veramente). Io penso che quando si parla di “terrorismo”, “al queda”, “bin laden” si stia parlando proprio di questo: chi controllerà il Golfo Persico nei decenni a venire? Il nostro sistema di mass media continua a propinarci una versione incredibile (cioè non-credibile) della cosiddetta “lotta al terrorismo“. Questa versione afferma che Bin Laden è a capo di un’organizzazione terroristica che “odia l’Occidente e i suoi valori di libertà e democrazia” e per questo ci ha dichiarato guerra senza che noi si abbia alcuna responsabilità, se non quella di avere uno stile di vita che non piace ai fondamentalisti islamici.

Ora, converrete con me che è una teoria un tantino semplicisitica e irrealistica. La mia opinione è un’altra: siamo nel mezzo di una guerra per il controllo delle fonti petrolifere del Medio Oriente e del Mar Caspio (vedi Afghanistan). Tutto parrebbe essere iniziato con l’installazione di alcune basi militari statunitensi in Arabia Saudita dopo la prima guerra del Golfo (1991). Questa mossa sarebbe stata vista (a torto o a ragione, si può discutere) da una parte di alcuni interessi regionali (Bin Laden viene da una famiglia con rilevantissimi interessi economici) come il primo passo di un’occupazione più massiccia dell’area da parte degli Usa, che si è effettivamente verificata. A questo si sono sicuramente mescolati aspetti legati alle identità religiose e nazionali, ma il succo della questione è che i “terroristi” (cioè il nome che noi abbiamo dato a un gruppo di potere che vuole affermare il proprio controllo sull’area) non ci odiano perchè abbiamo la democrazia ma perchè secondo loro vogliamo impadronirci del loro greggio. Non a caso “Al Queda” (altro nome che abbiamo dato a quello stesso gruppo di potere) ha tra i suoi obiettivi anche i paesi islamici che in qualche modo hanno consentito agli Usa di “mettere un piede” nell’area, vedi appunto l’Arabia Saudita (a meno che qualcuno non voglia sostenere che l’Arabia Saudita sia un esempio di civiltà democratica e per questo è così odiata dai fondamentalisti).

Ovviamente le cause della guerra in corso non si esauriscono in questi aspetti. Ma ritengo che questa sia una delle cause più rilevanti. E in gioco ci sono cose molto concrete, perchè controllare il petrolio vuol dire sviluppo economico, riscaldamento, benzina per i nostri Suv, materie prime per le nostre industrie, mantenimento degli equilibri politici ed economici globali. Perchè non cominciare a discuterne apertamente?

Sul caso Rai-Mediaset che lo vede coinvolto, Bruno Vespa ha mostrato un insolito volto iper-garantista. “Le intercettazioni sono una schifezza!” dice ringhiando dagli studi di La 7 dove era ospite (vi consiglio di vederlo perchè fa molto ridere),  mettendo tutti noi in guardia dal rischio di “distruggere le persone” attraverso un uso distorto dei media.

Flashback:

“Ecco…ci comunicano che il responsabile della strage di Piazza Fontana è stato arrestato e ha un nome: si chiama Pietro Valpreda”
(Bruno Vespa agli spettatori del Tg1, 16 dicembre 1969)

Pietro Valpreda era completamente innocente, ma Bruno Vespa non esitò a sbatterlo come un mostro in “prima pagina”, in diretta nazionale senza che su di lui ci fosse alcuna prova nè indizio. Come fu chiaro successivamente, si trattava infatti di un depistaggio. Non so se Vespa si sia mai scusato, ma sarebbe comunque tardi. Gli ha distrutto la vita e, anche grazie a Vespa, molta gente è tuttora convinta che l’autore della strage di Piazza Fontana sia Valpreda.

Oggi Vespa non è molto cambiato. Si guadagna da vivere sbattendo nuovi mostri da porta a porta, con il suo corredo di “periti” da lui stesso nominati. Si aggira per gli studi Rai tenendo in mano mestoli e modellini di case teatri di massacri atroci. Le sentenze non le dà più lui direttamente, ma le fa emettere ai suoi ospiti attentamente selezionati.

Quindi non ho capito: ora che cazzo vuole?

Non voglio fare quello che “ve l’avevo detto“, ma le ultime incredibili retromarce di Berlusconi in tema di Parito delle Libertà (per chi non lo sapesse: Forza Italia non si scioglie più, il nuovo partito è un contenitore in cui può entrare chi vuole mantenendo il proprio nome e la propria struttura) e di impianto istituzionale (il bipolarismo non è più da archiviare, il modello tedesco non gli piace più, ora preferisce lo spagnolo) mi fanno pensare a una cosa sola: nessuno lo stava seguendo, nè in Forza Italia nè tra gli alleati. Questa mossa serve a correre ai ripari sperando che qualcuno si lasci sedurre.

Peccato che solo qualche giorno fa alcuni giornalisti “ben informati” parlavano di campagna acquisti tra esponenti di An e Udc, che stavano facendo la coda per entrare nel nuovo partito del Cavaliere e ancora oggi insistono, sostenendo che addirittura esponenti della Margherita sarebbero in marcia verso il trionfale progetto del Berlusconi.

Dopo aver “previsto” che orde di senatori dell’Unione avrebbero votato contro la finanziaria e dopo aver “previsto” una migrazione di massa da An e Udc (ma sì, anche dalla Margherita, crepi l’avarizia!) verso l’ectoplasma chiamato Partito delle Libertà, a questi “beninformatori” che non sanno nulla, a questi nostradamus delle libertà non resta che correre dal “Dottore” a farsi raccontare la prossima profezia da diffondere ad arte…

La quale, azzardo, potrebbe essere (tra qualche settimana, da metà dicembre in poi), la seguente: “Ci sono molti parlamentari dell’Unione a cui non piace la legge Gentiloni sul riordino delle tv e minacciano di non votarla”.

Se ho ragione, La Stampa dovrebbe licenziare Minzolini e assumere Globali. 😉

Marco Ahmetovic, il rom condannato per aver investito e ucciso, ubriaco, 4 persone, è il testimonial di una linea di prodotti dal marchio “Linearom“. Ahmetovic ha anche un agente, Alessio Sundas, che dichiara: “Questa è la mia scommessa: fare di un assassino una star“.

La cosa è raccapricciante e ha ovviamente sollevato indignazione e proteste, oltre allo sdegno e alla rabbia dei parenti dei quattro ragazzi uccisi. Ma a farmi riflettere sono state le motivazioni con cui Sundas, il manager, si è giustificato. Lui si dichiara in pace con se stesso perchè – questa è la sua argomentazione – non ha partecipato a nessun crimine e non si sente minimanete responsabile di quello che il suo assistito ha fatto. Lui fa “solo il suo lavoro” di manager, per vendere prodotti che, evidentemente, qualcuno compra.

Ovviamente questa è una situazione estrema, quasi paradossale se non fosse drammaticamente reale. Però invito tutti a una riflessione. Le agenzie di pubblicità che fanno gli spot per i diamanti, sanno tutto quello che può esserci dietro l’estrazione, l’acquisto e il commercio mondiale delle preziose pietre? Se lo sanno, perchè continuano a fare gli spot? Forse anche per loro è “solo lavoro”… Ancora, le agenzie pubblicitarie che negli anni hanno lavorato con Nestlè, sanno che la stessa è stata ritenuta dall’Unicef una delle principali responsabili delle violazioni del Codice internazionale che regola la somministrazione di latte in polvere (“Ogni giorno 4.000 bambini nel sud del mondo potrebbero essere salvati dalla morte per malattie e denutrizione, se fossero allattati al seno e non con latte in polvere.”)?

Nel caso della Nestlè la responsabilità di quelli che “faccio solo il mio lavoro” è ancora più evidente: è proprio attraverso le strategie di marketing messe a punto da importanti agenzie internazionali che le violazioni sono state commesse, convincendo madri di paesi in via di sviluppo a utilizzare latte in polvere al posto del latte del proprio seno.

Intendiamoci: non voglio assolutamente sminuire il caso Ahmetovic, nè sostenere che il suo spregiudicato manager sia “figlio del suo tempo“. Tutto il contrario. Penso che oguno dovrebbe prendersi la responsabilità morale di quello che fa, anche nel proprio lavoro. Questo caso di cronaca così brutale e senza cuore forse può sollevare un velo anche su altre forme di opportunismo e cinismo con cui conviviamo ogni giorno. Senza che nemmeno ce ne accorgiamo.

Oggi Repubblica ha pubblicato delle intercettazioni piuttosto sconvolgenti che svelano l’esistenza di un patto Rai-Mediaset. Dirigenti di primissimo piano di Rai e Mediaset che concordano i palinsesti; direttori di Tg teoricamente concorrenti che si mettono d’accordo su come dare le notizie, su come minimizzare la pesantissima sconfitta elettorale di Berlusconi del 2005; giornalisti simbolo della Rai che garantiscono conduzioni “amiche”.

Molti di quei dirigenti e di quei direttori sono ancora al loro posto e nulla lascia pensare che abbiano cambiato atteggiamento. E se in primavera si andasse a votare, sarebbero ancora loro a condurre il gioco. Hanno fatto bene quanti, nel centro sinistra, oggi hanno sottolineato l’urgenza di fare le benedette leggi sul sistema radiotelevisivo e sul conflitto di interessi.

Non è che la “benevolenza” di alcuni tg e trasmissioni Rai all’epoca del governo Berlusconi non si fosse notata, ma fa impressione vedere quanto il controllo sui mass media sia minuzioso, entri nel dettaglio. Si concordano inquadrature, si individuano i momenti opportuni in cui citare tizio o caio, a che ora dare o non dare alcuni dati. (E ci sono ancora quelli che sostengono che le televisioni non influenzano i comportamenti degli elettori…).

Ma non è finita. Scoppiato questo scandalo clamoroso che terremota la quasi totalità del sistema televisivo nazionale, stasera i due principali programmi di approfondimento politico italiani (Porta a Porta e Matrix) secondo voi che argomento avranno affrontato? Pensate che si siano sentiti in dovere di spiegare questa intricata vicenda al loro pubblico, facendo il loro lavoro di informatori? No. Entrambi hanno ritenuto particolarmente urgente approfondire un tema di importanza cruciale per le sorti del nostro paese: l’omicidio di Perugia di Meredith Kercher. (E anche quelli che pesano che l’invasione della cronaca nera sui nostri tg sia un fatto “innocente” potranno rivedere le loro posizioni).

Così sul mega schermo di Porta a Porta stasera campeggiava la scritta “LE BUGIE DI AMANDA”. Per le bugie di qualcun altro, presente in studio, aspettiamo il prossimo palinsesto.

Stato civile…

La discussione nata dal mio post precedente, mi spinge ad alcune considerazioni sul rapporto tra democrazia (partecipativa o meno) e informazione. L’informazione, tra l’altro, pare sarà la protagonista del prossimo V-Day di Grillo.

Il problema centrale di ogni democrazia rimane quello del controllo del potere, come dice emabardo. Per quanto riguarda l’informazione, non è vero che non serve a nulla come invece sostiene Francesco: io penso che sia uno dei nodi centrali. L’informazione, come scrive apolide nel suo commento, dovrebbe proprio essere uno dei poteri che controlla quello politico. In Italia, invece, i grandi gruppi editoriali che controllano i mainstream media hanno più un approccio di collaborazione con il potere politico, piuttosto che di vigilanza. In questo modo abbiamo delegato la funzione di controllo del potere politico alla sola magistratura, con alcune conseguenze negative di cui non è certo responsabile la magistratura.

Pensate, per esempio, al caso di Andreotti. La sentenza della Corte di Appello di Palermo del 2 maggio 2003, parla di «una autentica, stabile ed amichevole disponibilità dell’imputato verso i mafiosi fino alla primavera del 1980» (approfondisci). Visto che però il reato di partecipazione all’associazione per delinquere (Cosa Nostra) è andato in prescrizione, il senatore a vita ne è uscito immacolato, agli occhi dei media e dell’opinione pubblica. Cioè a dire: se uno non è stato condannato, allora è una brava persona.

Ma il ruolo dell’informazione dovrebbe essere invece quello di mettere sul tappeto le responsabilità politiche, non quelle penali. Il fatto che Andreotti abbia avuto una “amichevole disponibilità verso i mafiosi” dovrebbe essere un motivo più che sufficiente per non invitarlo più a Porta a Porta e sentirlo pontificare su ogni cosa, dai valori della famiglia alla crisi della politica. E qui non è nemmeno solo il giornalismo. Vi ricordate che l’azienda di telefonia 3 ha utilizzato Andreotti come testimonial? Ma vi sembra normale che un’azienda affidi la sua immagine a uno che è stato giudicato amico dei mafiosi?

Ma ci sono le eccezioni. Travaglio è una di queste (tra parentesi: non mi sembra che sia finito male, come dice apolide: è tutte le settimane in tv e scrive su almeno due o tre giornali). Travaglio è bravo, ma a volte quando lo ascolto sento riaffiorare quella delega al potere giudiziario, quell’abdicare da parte della professione giornalistica. Perchè l’approccio di Travaglio è tutto orientato sul penale, spesso addirittura le sue argomentazioni si limitano a citare le sentenze. Rischiando però di mettere sullo stesso piano Previti condannato per corruzione in atti giudiziari e Roberto Maroni condannato per resistenza a pubblico ufficiale. Per la giustizia sono due reati penali, ma politicamente non sono la stessa cosa!

In questo senso il giornalismo (italiano ma non solo) dovrebbe imparare a fare il suo mestiere di controllore del potere, usando gli strumenti del giornalismo, non quelli della giustizia. Strumenti che possono essere anche più pericolosi per il potere. Sicuramente sono più veloci e non vanno in prescrizione.

P.S. Una nota interessante riguarda i nomi delle testate giornalistiche storiche. In Inghilterra i nomi sono “The Guardian”,The Observer”, “The Sentinel”, che evocano la funzione di vigilanza che essi dovrebbero esercitare. In Italia sono “Corriere”, “Messaggero”, “Gazzettino”, e sembrano richiamare l’immagine di “megafoni” del potere, reggitori di microfoni.

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