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Con Brunetta che dice, a proposito degli statali, “colpirne uno per educarne cento”. Con Maroni che vuole arrestare tutti i clandestini e La Russa che propone di usare a tal fine anche l’esercito. Con Schifani che querela Travaglio per aver raccontato dei fatti della sua vita talmente vergognosi che il solo raccontarli rappresenta, evidentemente, un’offesa. Con Tremonti che dice che non c’è nessun tesoretto, salvo utilizzarlo per eliminare l’Ici.

Nei confronti di questa bella banda di lord e bravi ragazzi il Pd si appresta a fare una opposizione “costruttiva”. Inizia a passare il refrain del “sono stati votati, ora vediamo cosa sono capaci di fare” (ma vi ricordate durante i mesi del governo Prodi cosa diceva del governo l’allora opposizione?). E per far vedere quanto sono costruttivi, davanti a un Travaglio che cita fatti piuttosto sconcertanti sul presidente del Senato, invece di chiedere conto a quest’ultimo, si legittima una futura epurazione dello stesso dalle reti televisive nazionali.

La Brigate Rozze hanno dei nuovi fiancheggiatori: le Brigate Ombra.

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La dimensione del disastro elettorale è talmente grande che è difficile decidere da dove cominicare. Forse dal “narcisismo” e dall’ “ambizione” che Nando dalla Chiesa identifica tra i “démoni della sinistra” nel suo post odierno.
 
Per curiosità – e per farmi un po’ del male – sono andato a rileggere alcuni articoli di cronaca politica risalenti a poco più di quattro mesi fa. Era la metà del dicembre 2007. Berlusconi sembrava politicamente finito. Fini e Casini gli si erano rivoltati contro e stavano lavorando a una intesa An-Udc. Fini definiva Berlusconi “un pagliaccio” e Berlusconi definiva la sua stessa coalizione un “ectoplasma”.
Negli stessi giorni, tuttavia, Nicola Latorre (pezzo grosso del Pd) rilasciava un’intervista in cui dichiarava perentorio: “nessuno discuta più: con il Cavaliere si tratta”. Era l’inizio della fine…
 
Oggi ci ritroviamo nella situazione che conosciamo, grazie anche alla tanto vituperata legge elettorale di Calderoli (vi ricordate? “Con questa legge non è possibile alcuna maggioranza!”, “Questa legge non garantisce la governabilità!”… andate a vedere i senatori di vantaggio su cui oggi può contare la destra e rabbrividite…).
 
E pensare che proprio sulla riforma di questa legge elettorale si è innestata la crisi del governo Prodi: la scelta suicida del Pd di trattare con Berlusconi una legge elettorale che facesse fuori i piccoli partiti (tra parentesi, che bisogno c’era di una nuova legge elettorale dato che quella attuale ha svolto egregiamente questo compito?) ha certamente contribuito all’instabilità della coalizione di centro sinistra fino a spingere Mastella a rompere. Altro che “sinistra radicale irresponsabile”…
 
In più, anche se confesso di aver pensato per un certo periodo che la campagna elettorale di Veltroni fosse efficace, mi sono reso conto che passare due mesi a sparare a zero contro il governo Prodi di cui il tuo partito è stato il maggior “azionista” è una strategia quanto meno bizzarra. Ancora una volta la sinistra italiana si è dimostrata succube rispetto al “rumore di fondo” diffuso dai mass media, che davano il governo Prodi in crisi di credibilità (“il peggior governo della storia repubblicana”… figurarsi…). Invece di contrastare questa tendenza rivendicando il lavoro fatto, il Pd, fin da prima della campagna elettorale, ha rincorso e accarezzato questo scontento, illudendosi di incassare qualche dividendo in termini di consenso.
 
Il problema dell’Italia di oggi è che non esiste più una classe dirigente capace di interpretare il bisogno di giustizia sociale, di difesa e di espansione dei diritti. La sconfitta è più che culturale: è psicologica, cognitiva. I leader del centro sinistra non sono più nemmeno in grado di “pensare” cose di sinistra. Pensano cose di destra. E chi, nelle tantissime realtà sociali presenti nella “società civile” ancora pensa e mette in pratica cose di sinistra non ha più le parole o la voce per esprimerle.
 
Quando la sinistra parla di immigrazione, dice cose tipo “gli immigrati ci fanno comodo, fanno i lavori che noi non vogliamo più fare”; oppure “i nostri imprenditori hanno bisogno di manodopera a basso costo”. Cosa c’è di più razzista? Questo quando non si invocano addirittura espulsioni di massa e rastrellamenti dei campi rom. Sembra paradossale, ma una volta ho sentito Rosy Mauro, la sindacalista della Lega, dire che gli immigrati che vengono a lavorare in Italia dovrebbero avere gli stessi diritti e gli stessi stipendi dei lavoratori italiani… Ancora, quando la Moratti a Milano ha deliberato che i figli dei clandestini non hanno accesso agli asili nido, avremmo dovuto fare le barricate con lo slogan “non toccare i bambini“: cosa c’è di più immediato, sacrosanto e comprensibile, persino in una città ostile come Milano?
 
Si è persa per strada l’idea di fondo, quella che secondo me distingue la sinistra dalla destra. La sinistra è tale quando propone un allargamento dei diritti. La “nostra” destra invece, spaccia diritti per privilegi e si adopera attivamente per restringere i primi e affermare i secondi.
Ora, come dicono tutti, bisognerebbe “tornare tra la gente”. Lo dico anche in modo autocritico, dato che da anni non partecipo a una riunione di un comitato, non faccio più un volantinaggio o cose del genere. Ma tornare tra la gente ha un senso se si ha chiara in testa una visione di società. Tornare tra la gente non per seguire l’onda (tanti complimenti alla Lega, ma è facile raccogliere consensi assecondando gli istinti più beceri ed egoistici), ma per capire un po’ di più chi sono i nostri vicini, chi è e cosa pensa la gente che ci vive accanto, e quindi, soprattutto, iniziare un’opera di capillare diffusione di un nuovo senso comune, da far sedimentare con pazienza, giorno dopo giorno, lotta dopo lotta. 
 
Perchè se due gay si potessero sposare, sarebbe un’occasione in più per fare una festa, senza che nessuno ci rimetta. Perchè se le nostre strade sono insicure, sarebbe più divertente ripopolarle con concerti e mercatini piuttosto che vedere padani incazzati con i bastoni. Perchè se gli affitti sono alle stelle, bisognerebbe calmierare i prezzi come si fa con i farmaci, piuttosto che escludere i non-lombardi dalle graduatorie per le case popolari. Perchè se un’azienda assume un lavoratore precario, deve monetizzare – con uno stipendio più alto – il vantaggio di poterlo licenziare quando vuole.
 
Ma la premessa di tutto è ritrovarsi attorno a valori forti, di cui non vergognarsi, da sbandierare e difendere in ogni discussione al bar, in ufficio, nel luogo di lavoro. Da rivendicare con orgoglio e fermezza. Recuperando, magari, anche quello sguardo globale che, nel luglio 2001, fece sì che le mobilitazioni per il G8 di Genova portassero sulle prime pagine dei giornali i temi della redistribuzione delle richezze nel mondo, della possibilità di modelli di sviluppo più giusti e sostenibili.
 
La dimensione del disastro è talmente profonda che, quanto meno, apre un sacco di spazio per agire. Ora che nel Pd alcuni invocano l’alleanza con l’Udc di Cuffaro, alla sinistra del partito di Veltroni si sta aprendo una voragine di opportunità. L’opacità e la mancanza di identità del Pd aprono un’autostrada per chiunque sia in grado di proporre un’idea di sinistra concentrata sui bisogni e sui sogni, sulla rabbia e sulla voglia di sperare di tanta gente.

C’è chi non perde nè il pelo nè il vizio. Augusto “pinocchiet” Minzolini continua con i suoi retroscena fantapoliciti con l’apparente intento di creare dal nulla profezie senza capo nè coda, nella convinzione che il solo elaborarle possa anche farle avverare (ne parlai già qui e qui). Stiamo parlando sempre dell’ormai famoso “shopping di senatori dell’Unione”, ora al centro anche di un’inchiesta della magistratura.

Nell’articolo di oggi sulla Stampa il nostro Minzolini ci propina ancora le sue sbilenche certezze, riportando come fossero oro colato le dichiarazioni di Berlusconi: “Avevo trovato una decina di senatori che volevano votare contro. Ebbene sono stati pedinati e filmati mentre andavano a casa del leader dell’opposizione. Qualcuno è stato interrogato e intimidito dai pm, con interrogatori di 8 ore. Altri sono stati comprati dallo shopping del governo”. E aggiunge di suo pugno: “(Prodi, D’Alema e Napolitano vogliono) evitare in tutti i modi e con tutti gli strumenti la crisi di governo: l’inchiesta di Napoli nella testa del Cavaliere, ad esempio, ha avuto il solo scopo di intimidire gli scontenti del centro-sinistra, di impedirgli di buttare giù Prodi (…) E tra i consiglieri del Cavaliere c’è chi mette in evidenza un dato: questa storia parte dal palazzo della politica per poi arrivare a quello di giustizia, e non viceversa”.

Il nostro spaccia quindi per vera la ricostruzione del Cavaliere: il Capo aveva convinto una decina di senatori a passare con lui, ma poi forze oscure si sono mosse per rompergli le uova nel paniere. Peccato che sul Corriere di oggi ci sia un’intervista a uno dei dieci presunti transfughi, Pietro Fuda, in cui si legge: “Fuda racconta un episodio che gli è stato riferito da Antonino Randazzo, il senatore eletto in Australia che ha detto di essere stato avvicinato da emissari del centrodestra, persone che per saltare lo steccato gli avrebbero offerto fino a 2 milioni di euro: «Randazzo — racconta Fuda — mi ha detto che nelle intercettazioni in mano alla Procura di Napoli c’è una telefonata fra lui e un tipo di Forza Italia di cui adesso non ricordo il nome. Lui diceva in maniera netta che non aveva nessuna intenzione di passare dall’altra parte, di lasciarlo perdere. Bene, subito dopo quella stessa persona chiama un altro di Forza Italia e gli annuncia che Randazzo è pronto a tradire. La spallata era solo un loro sogno, un sogno costruito sul nulla».

Ecco fatto. Se prendiamo per veritiere queste dichiarazioni, si disegna il seguente quadro: Forza Italia tenta di comprare a suon di promesse e (forse) di milioni alcuni senatori del centro sinistra. Questi declinano l’offerta, ma la gran cassa propagandista deve far trapelare l’informazione opposta, cioè “in molti stanno tradendo” con l’obiettivo, immagino, di convincere gli indecisi. In questo quadro, giornalisti come Minzolini si trasformano in strumento (consapevole o meno non mi interessa) di questa propaganda, veicolando informazioni non veritiere senza sentire il minimo bisogno di verificarle.

Questo andazzo continua ancora oggi, anche se ormai sfiora il ridicolo. Basta leggere una delle frasi conclusive dell’articolo di Agusto “Pinocchiet” riferite all’uomo che nel giro di un mese ha sciolto un partito, ne ha fondato uno nuovo, lo ha sciolto dopo un giorno, ha quindi creato una federazione, ha appoggiato il maggioritario e, dopo poche ore, è diventato proporzionalista, ha dichiarato che l’unica cosa che voleva erano elezioni subito per poi dichiararsi favorevole al dialogo con la maggioranza: “Chi, invece, ha le idee chiare è Berlusconi”.

Non voglio fare quello che “ve l’avevo detto“, ma le ultime incredibili retromarce di Berlusconi in tema di Parito delle Libertà (per chi non lo sapesse: Forza Italia non si scioglie più, il nuovo partito è un contenitore in cui può entrare chi vuole mantenendo il proprio nome e la propria struttura) e di impianto istituzionale (il bipolarismo non è più da archiviare, il modello tedesco non gli piace più, ora preferisce lo spagnolo) mi fanno pensare a una cosa sola: nessuno lo stava seguendo, nè in Forza Italia nè tra gli alleati. Questa mossa serve a correre ai ripari sperando che qualcuno si lasci sedurre.

Peccato che solo qualche giorno fa alcuni giornalisti “ben informati” parlavano di campagna acquisti tra esponenti di An e Udc, che stavano facendo la coda per entrare nel nuovo partito del Cavaliere e ancora oggi insistono, sostenendo che addirittura esponenti della Margherita sarebbero in marcia verso il trionfale progetto del Berlusconi.

Dopo aver “previsto” che orde di senatori dell’Unione avrebbero votato contro la finanziaria e dopo aver “previsto” una migrazione di massa da An e Udc (ma sì, anche dalla Margherita, crepi l’avarizia!) verso l’ectoplasma chiamato Partito delle Libertà, a questi “beninformatori” che non sanno nulla, a questi nostradamus delle libertà non resta che correre dal “Dottore” a farsi raccontare la prossima profezia da diffondere ad arte…

La quale, azzardo, potrebbe essere (tra qualche settimana, da metà dicembre in poi), la seguente: “Ci sono molti parlamentari dell’Unione a cui non piace la legge Gentiloni sul riordino delle tv e minacciano di non votarla”.

Se ho ragione, La Stampa dovrebbe licenziare Minzolini e assumere Globali. 😉

Ho avuto un deja vu, proprio mentre leggevo, su La Stampa di oggi, un articolo sul nuovo partito di Berlusconi:

“Seduto su una poltrona di Montecitorio, Guido Crosetto, uomo di punta di Silvio Berlusconi in Piemonte, descrive quello che potrebbe avvenire nei prossimi giorni. «Adesso bisogna vedere – osserva – dove si fermerà la pallina. Certo che se da qui ad una settimana quattro dirigenti di An dicono a Fini non possiamo restare fuori da questo progetto e magari vengono… e se altri due esponenti dell’Udc fanno la stessa cosa con Casini… ebbene, in questo caso le cose potrebbero marciare davvero (…).

Questo “retroscena” si intitola “La campagna acquisti a danno degli alleati”. E’ uno di quegli articoli in cui il giornalista amico del potere, vicino al potere (vicinissimo) riesce a ottenere le confidenze di questo o quel colonnello, di questo o quel collaboratore del portavoce. Questi articoli di solito vogliono svelare le strategie profonde, quelle di cui non si parla a Ballarò davanti a tutti, ma nei corridoi che contano davvero. Si citano persone che “la sanno lunga”, che frequentano “il capo” e sono dentro il gioco vero.

Mentre ragionavo, ammirato, su tutti questi personaggi (il giornalista confidenziale, il potente confidenziale) e di quanto le nostre misere vite siano insignificanti, così lontane dalle leve che muovono davvero le cose, mi è venuto in mente che recentemente avevo già letto di “campagne acquisti”, “transfughi da un partito all’altro”….  La memoria, si sa, è corta. Ma pensa che ti ripensa… Ma certo! Era un articolo dello stesso giornalista (l’informatissimo, il vicinissimo, il confidenzialissimo Augusto Minzolini, il nostradamus della carta stampata)!

Ecco cosa scriveva pochi giorni orsono in merito alle previsioni sul voto alla Finanziaria in Senato: “Uno degli amici dell’ex-premier (cioè di Berlusconi, ndb), l’attuale presidente della Consob, Lamberto Cardia, racconta nei Palazzi romani che «Dini con la testa è già con Berlusconi». ”

E allora ho capito una cosa. Questi confidentissimi, informatissimi giornalisti da “retroscena” forse, in realtà, non sanno un bel niente. Non svelano nessuna strategia. Forse sono loro stessi una componente (probabilmente consapevole), di quelle strategie. Forse recitano semplicemente la parte che è stata loro assegnata: diffondere profezie inesistenti nella speranza di contribuire al loro avveramento.

La profezia inesistente di oggi è: “esponenti di An e dell’Udc stanno accorrendo in massa tra le braccia di Berlusconi”. Forse se dieci, cento, mille Minzolini continueranno a profetizzarlo per qualche settimana, potrebbe addirittura accadere davvero.

Libertà è… poter scegliere il nome.

libertà (da www.forza-italia.it)

Tutto il resto (Schifani, Dell’Utri, Mangano, prescrizioni, falsi in bilancio, …) è incluso nel pacchetto. Siamo alla parodia della democrazia.

Come dicevano i grandi pensatori liberali: la tua libertà finisce dove inizia quella di Berlusconi.

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